B. vuole la Presidenza della Repubblica

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 13-06-2019 Roma Politica Palazzo Grazioli. Comitato di presidenza di Forza Italia Nella foto Silvio Berlusconi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 13-06-2019 Roma (Italy) Politic Palazzo Grazioli. Summit by Forza Italia In the pic Silvio Berlusconi

Eterno, indispensabile, centrale e di nuovo sulla scena. Silvio Berlusconi è sempre qui ed in questi giorni sta riprendendo possesso della scena politica. Tra mosse scacchistiche, lettere ai quotidiani, parole dette che vogliono dir tutt’altro, il Caimano d’Arcore assesta colpi per sé e per le sue aziende. Da quando Salvini e Meloni sono diventati gli elementi di punta del centrodestra a Silvio Berlusconi rimaneva una sola strada per la sopravvivenza: porsi come lo statista liberale di cui il paese ha bisogno (almeno secondo lui).

Era una scelta obbligata per non scomparire in un centrodestra egemonizzato da posizioni sempre più radicali e sovraniste, la scelta di differenziarsi ed essere la guida rassicurante e moderata. Il volto del centrodestra responsabile, con toni sempre più distesi con le istituzioni. Ormai lontani gli anni delle battute sconce e degli attacchi al vetriolo contro magistratura, giornalisti e sinistra.

Il sogno

In questi giorni tutti lo cercano e tutti lo vogliono: il centrosinistra plaude alla responsabilità e disponibilità di Forza Italia al dialogo e possibile voto al nuovo scostamento di bilancio; Salvini porge la mano con la proposta di una federazione del centrodestra.

E l’ego dell’ Ex cavaliere Berlusconi rinvigorisce, non può farne a meno dopo tanto tempo in sordina. Lui punta in alto, ha un sogno e lavora per realizzarlo. Ottenere la carica di Presidente della Repubblica. In un vertice con Meloni e Salvini, stando alle indiscrezioni, i leader avrebbero dato il loro benestare a tale proposta per il Quirinale, elezione che avverrà nel 2022. Certo non bastano i loro voti per ottenere la nomina, sarà necessario un ampio sostegno di almeno una delle due maggiori componenti governative: Pd o CinqueStelle.

Ad oggi appare impensabile. Perché il centrosinistra dovrebbe compiere un harakiri del genere? Perché i Cinquestelle dovrebbero sconfessarsi ancora più di quanto non abbiano già fatto? Altamente improbabile che ciò accada, ma non impossibile ed è in questo spiraglio di fantasia che Silvio vuole infilarsi.

Con il nuovo spartito, finora recitato magistralmente, Silvio Berlusconi crede di potersi riabilitare nell’opinione pubblica italiana, accendendo gli animi dei suoi ex elettori ma anche rassicurando i suoi eterni odiatori. Rinascere a nuova immagine, apparendo il più responsabile e colto tra i personaggi politici.

Ovviamente, i comportamenti dell’ultimo anno servono a scopi più immediati rispetto al sogno della Presidenza della Repubblica. La prima, come dicevamo, è rafforzare la propria posizione nel centrodestra fornendo una posizione apparentemente moderata e liberale; la seconda è quella di salvaguardare, come sempre, gli interessi delle proprie aziende.

Da qui nasce la vicenda dell’ultima settimana, il cosiddetto “Salva Mediaset”, vaso di Pandora capace di far litigare l’ex Cavaliere con il capitano Salvini, reo quest’ultimo di aver sottratto 3 deputati a Forza Italia e di aver sollevato la pregiudiziale di costituzionalità sull’emendamento. Ma procediamo con ordine: cos’è il “Salva Mediaset”?

I gioielli di famiglia

Su proposta del governo nel decreto Covid al Senato è stato inserito un emendamento che nulla ha a che vedere con l’epidemia. Esso interviene sulle aggregazioni tra imprese nel settore delle telecomunicazioni, affida all’Agcom (Autorità garante nelle comunicazioni) l’onere di decidere in tema di incrocio tra telecomunicazioni e radio, tv e giornali.

Quando una società arriva ad operare contemporaneamente sul mercato delle telecomunicazioni e su quello dei mass media, l’Agcom deve aprire un’istruttoria entro sei mesi per valutare se possa verificarsi una distorsione della concorrenza o una lesione del pluralismo. Se venissero accertati tali rischi, l’Agcom potrebbe adottare provvedimenti per eliminarli.

Fin qui la norma sembra ragionevole, anzi lo è. Ciò che rende tutto sospetto è il tempismo. Vivendi, gruppo francese, controlla di fatto Tim con il 24 per cento circa del capitale ed è il secondo azionista di Mediaset con il 28,8 per cento.

Il tentativo di Vivendi di scalare Mediaset è iniziato a fine 2016, quando il mercato televisivo sud-europeo aveva cominciato a subire la competizione di Netflix, che offre un’ampia selezione di film e serie TV on demand in abbonamento via Internet a un prezzo molto inferiore di quelli all’epoca praticati dalle piattaforme di pay TV della regione.

Per far fronte a questa minaccia preannunciata (in Nord Europa Netflix era già arrivata nel 2012), Vivendi ha deciso di creare una piattaforma di contenuti televisivi su Internet attiva a livello europeo e integrata verticalmente, cioè che comprenda sia il business della produzione e distribuzione di contenuti, sia quello delle telecomunicazioni (su cui i contenuti viaggiano).

Per completare tale obiettivo, Vivendi ha iniziato una scalata ostile per il vertice di Mediaset, cercando di spodestare la maggioranza Fininvest (famiglia Berlusconi). Questa operazione era stata congelata dall’Agcom in virtù della Legge Gasparri con cui si stabiliva che una società con una quota di mercato più alta del 40 per cento nel settore delle telecomunicazioni (in questo caso, TIM) non può detenere al contempo una quota più alta del 10 per cento in quello dei mass media (Mediaset).

Tuttavia la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha bocciato i limiti imposti alla concentrazione dalla Legge Gasparri. Quindi per fermare la scalata straniera serviva una nuova norma ed ecco l’emendamento. Più propriamente possiamo definirla “Salva Grandi Imprese”, cosa che i francesi hanno sempre fatto difendendo le proprie anche da scalate italiane. Solo che inserire tale norma proprio ora ne l decreto Covid quando è indispensabile a Silvio Berlusconi lascia pensare.

Ed infatti, subito dopo l’emendamento, il leader di Forza Italia si rende disponibile al dialogo con la compagine governativa fino anche a votare lo scostamento di sbilancio. I maliziosi vedono in ciò un regalo del governo a Berlusconi ed una intesa in vista di un governo Draghi 2021. La prima parte dell’ipotesi è più credibile.

Il padre di tutti gli italiani

Al governo il dialogo con Forza Italia è utile per due ragioni: mostrare l’unità tra maggioranza ed opposizione in nome del bene del paese in questo momento storico, salvaguardare il voto sulla manovra ogni giorno in bilico per via degli scontri interni al Movimento Cinque Stelle. Il Pd è il più lanciato nel flirt con Forza Italia, prima con le parole di Goffredo Bettini e poi attraverso quelle del Vice-Segretario Andrea Orlando. Queste parole fanno parte del gioco di palazzo, alimentando dicerie e illazioni attraverso lusinghe all’ex Cavaliere, che portano malumori tra le file sovraniste.

Ci apprestiamo così a vedere un Silvio Berlusconi padre della patria per molto tempo, riabilitato dai suoi vecchi nemici e normalizzato finanche nella stampa di centrosinistra (Repubblica). Per certi versi Lui ha saputo rappresentare l’italiano medio, gli italiani calorosi dalla battuta facile, capaci di innalzarsi dal basso senza disdegnare scorciatoie e imbrogli pur di trarne un vantaggio.

Berlusconi ha fondato Forza Italia con l’aiuto della mafia, così come accertato nella condanna a Dell’Utri, ha epurato giornalisti Rai con l’editto bulgaro, ha inneggiato al libero mercato salvo poi difendere il suo monopolio in conflitto di interessi tra giornali e televisioni, ha realizzato norme ad personam per evitare il giusto corso della giustizia sulla sua persona. Noi italiani abbiamo la memoria corta , ma qui la memoria è un dovere e la più alta carica dello Stato non può essere omaggiata a colui che sicuramente non ha esercitato il suo mandato politico con dignità e onore.

Giorgio Mineo

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