“L’Eucarestia: la mia autostrada verso il cielo”

Papa Francesco, dopo aver ricevuto il parere della Congregazione delle cause dei Santi, ha concesso che il Venerato Carlo Acutis, laico, sia d’ora in poi chiamato Beato e che sia celebrato il 12 ottobre, giorno della sua nascita in cielo a soli 15 anni.

La celebrazione, presieduta dal card. Vallini, si è svolta il 10 ottobre nella Basilica superiore di San Francesco d’Assisi. Assisi, città amata dal giovane milanese che trascorreva lì le vacanze estive e che oggi conserva il suo corpo nella Chiesa di Santa Maria Maggiore, Santuario della Spogliazione.

Carlo Acutis nasce a Londra il 3 maggio 1991, a soli sette anni, grazie ad un permesso speciale, riesce a fare la sua prima comunione. Carlo si recava a messa quotidianamente, per incontrare il Signore nell’Eucarestia, definita da lui “la mia autostrada verso il cielo”, col quale nutriva una profonda relazione.

Carlo non passava inosservato per la sua instancabile propensione all’altro, per la compassione verso gli ultimi, per la centralità riservata all’Eucarestia nella sua vita e al rosario che recitava quotidianamente pregando Maria, che definiva come “l’unica donna della sua vita”.

Di famiglia borghese, conservava i suoi risparmi per poter aiutare chiunque, ma il giovanissimo non si limitava ad occuparsi dei bisogni materiali altrui, conosceva per nome i senza tetto, gli stessi che il giorno del suo funerale non tardarono a partecipare alla cerimonia per dare l’ultimo saluto al loro caro amico.

L’esempio

Sin da piccolo gli fu chiesto di fare il catechista nella sua parrocchia e per tantissimi era un maestro, un punto di riferimento autorevole. Il suo maggiordomo rimase talmente rapito dalla carità di Carlo e dalla sua vita straordinaria, che decise di farsi battezzare e di fare la prima comunione da adulto.

La stessa madre del beato, la quale aveva curato molto la formazione intellettuale del figlio, trascurando quella spirituale, ha dichiarato d’essersi convertita grazie a lui. Ed infatti, incalzata dalle domande di Carlo sulla fede, la madre (che era stata in chiesa soltanto in occasione dei sacramenti) si scoprì impreparata e così decise di iniziare un percorso di fede e d’iscriversi alla facoltà di teologia per poter essere più vicina al figlio.

Carlo aveva un grandissimo talento informatico (tanto che da alcuni viene definito il “santo dei social”) e lo mise a servizio della sua parrocchia, creando il sito internet della stessa. Era convinto, infatti, che la chiesa dovesse dotarsi di un sito web che raccogliesse le domande e le istanze della comunità, purtroppo, il progetto al quale partecipò insieme al suo gruppo non lo riuscì a vedere realizzato.

Carlo rimase molto colpito dai miracoli eucaristici, degli avvenimenti in cui, a fronte dell’incredulità del sacerdote di credere realmente che l’ostia e il vino sono il corpo ed il sangue di Cristo, Dio si manifesta trasformando in carne ed in sangue umano le due forme eucaristiche. Analizzati dai medici, quei frammenti di carne sono stati dichiarati umani e ricondotti, in particolare, alla parte più interna del cuore.

Carlo credeva che questi miracoli che avevano guarito l’incredulità di molti dovevano essere conosciuti in tutto il mondo, così da raggiungere quanti ancora dubitavano sulla presenza viva di Cristo nell’Eucarestia e così realizzò una mostra sui miracoli eucaristici che fece il giro dei cinque continenti.

Quello che colpì molto di lui era una straordinaria coerenza, quello che Carlo diceva lo viveva, prendendo seriamente la vita, senza fuggire dalle sue difficoltà, dalla responsabilità morale e nemmeno dall’idea della morte.

A quindici anni si ammalò di leucemia, era consapevole che la malattia lo avrebbe condotto presto alla morte e decise di dedicare la sua sofferenza al Papa e alla Chiesa, soddisfatto dell’intensità con la quale aveva vissuto la sua vita.

In ospedale, nonostante occorresse la morfina per sedare il suo dolore, a chiunque gli chiedeva come stesse rispondeva “bene”, poiché era consapevole di stare comunque meglio d’altri.

Carlo era solito dire che “Tutti nascono originali, ma molti muoiono come fotocopie” per lui, infatti, davanti a Dio ognuno è unico, irripetibile, un prodigio ma l’uomo tema la propria diversità e finisce con l’omologarsi agli altri. La madre di Carlo lo definisce come un ragazzo normalissimo, la sua intuizione fu di credere che la via della santità fosse accessibile da chiunque.

Sono tantissime le conversioni e le grazie ottenute per intercessione del giovane Carlo Acutis e che vengono testimoniate in tutto il mondo.

Antonio Nicolosi, responsabile dell’Associazione Amici di Carlo per il meridione è uno dei primi testimoni. A soli quindici anni, mentre si trova ricoverato per un gravissimo trauma cranico, sogna un ragazzo con la polo rossa che gli preannuncia la guarigione e gli chiede di continuare sulla terra ciò che lui continua dal cielo. Guarito poco dopo, Antonio riceve un pacco dalle monache romite ambrosiane con dentro un libro, in copertina c’è la foto del ragazzo che aveva sognato, è il libro su Carlo Acutis che le suore provano a diffondere tra i giovani. Antonio può finalmente dare un volto al ragazzo che ha sognato e da quel giorno inizia il suo servizio nell’associazione Amici di Carlo che attualmente conta centinaia di volontari.

Il miracolo accertato nel processo di beatificazione di Carlo riguarda un bambino di sei anni brasiliano, Matheus, il quale soffriva di una malformazione al pancreas che lo induceva a rimettere continuamente e che lo stava conducendo alla morte. Il bambino aveva chiesto, dinanzi alla reliquia di Carlo, di non rimettere più e da quel giorno guarì istantaneamente, definitivamente ed inspiegabilmente, da un punto di vista medico-scientifico.

Il processo di canonizzazione

La beatificazione è una fase del processo di canonizzazione e consente il culto del Beato, il quale trovandosi al cospetto di Dio può intercedere per i vivi, cioè pregare per le intenzioni di quest’ultimi.

Il processo si compone di due fasi, la prima inizia con i cdd. Attori, cioè coloro che hanno vissuto col potenziale santo e ne conoscono lo stile di vita, i quali incaricano una persona, il Postulatore della Causa, il quale fa istanza al vescovo di riferimento perché si apra un’Inchiesta Diocesana per un’eventuale beatificazione. E’ appena il caso di rilevare che, il vescovo può anche agire d’ufficio, oltre che su istanza di parte.

L’organismo presso la Santa sede che si occupa del processo di beatificazione è la Congregazione per le cause dei Santi, che valuta l’istanza del vescovo e se ritiene che nulla osta al procedimento lo autorizza, da questo momento il possibile santo è detto “Servo di Dio”.

A questo punto, inizia la formazione di un Dossier, contenente testimonianze e documenti per valutare se il servo di Dio abbia vissuto con eroicità le sette virtù, il Postulatore, difende la causa (come un avvocato difensore nel processo comune) raccogliendo tutti gli elementi probatori volti a dimostrare la santità del soggetto. Le virtù da accertare sono le tre teologali (fede, speranza e carità) e le quattro cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza), il candidato, in particolare, deve aver vissuto “eroicamente” queste virtù nel corso della sua vita.

Fino al 1983 vi era anche la figura del cd. avvocato del diavolo, un pubblico ministero chiamato a ricercare le prove contrarie all’asserita santità. Il Congresso dei Teologi valuta il dossier e se dà parere positivo, la Congregazione per le cause dei Santi si riunisce ed al termine il Papa, concludendo la prima fase del processo, autorizza la lettura del Decreto ufficiale sull’eroicità delle virtù del servo di Dio, da quel momento in poi chiamato “venerabile”.

La seconda fase processuale mira alla dichiarazione di beatificazione, la quale richiede l’accertamento di un miracolo dovuto all’intercessione del venerabile. Anche questo accertamento richiede l’espletamento di un’accurata inchiesta diocesana come quella della prima fase. Se il miracolo riguarda una guarigione fisica, per essere rilevante occorre che quest’ultima sia istantanea e definitiva, peraltro, vengono nominati cinque medici i quali sono chiamati a cercare di dare una spiegazione razionale e scientifica dell’avvenimento, se i medici dichiarano di non averla trovata, l’evento è successivamente sottoposto al giudizio di sette teologi (cardinali e vescovi). L’esito positivo di detto vaglio termina con la
proclamazione del venerabile come “beato” in una Messa solenne, nella quale si stabilisce la data della memoria del beato nel calendario.

Occorrerà un nuovo miracolo, accertato come il primo, affinché il beato venga dichiarato “santo” ed il suo culto autorizzato nella Chiesa universale.

Di Rosalinda Liotta

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