Le mosse dopo il voto: Recovery Fund al Pd e la lunga strada per la legge elettorale

  • Dopo la vittoria del Si al Referendum sul taglio dei parlamentari ed i risultati positivi per Nicola Zingaretti nelle Regioni al voto, numerose sono le ipotesi sulle prossime mosse scacchistiche del PD e Movimento 5 Stelle.
  • Le forze di Governo devono trovare nuova linfa alla propria opera nel Paese e sia Di Maio che Zingaretti vogliono tenere le redini del programma.
  • Il Pd vuole rendere più incisiva la propria azione abbattendo i continui no e stop del M5S, quest’ultimi invece vogliono certezze sulla prosecuzione della legislatura nonché puntare ancora sulla lotta alla casta.

La lotta alla casta ottiene la sua più grande vittoria sancita ieri dal responso delle urne. Il Si al Referendum confermativo sul taglio dei parlamentari vince con il 60,64% (17.161.619) contro il No fermo al 30,36% (7.482.502) per un affluenza del 53,84%. Casta, termine diventato popolare nel 2007 grazie ai giornalisti Stella e Rizzo autori dell’omonimo libro con il quale hanno dato il via, volenti o no, alla stagione della delegittimazione della classe politica parlamentare, rea di essere solo fautrice di sprechi e inefficienze.

Esulta immediatamente Di Maio, presentandosi in conferenza stampa prima degli exit pool sulle regionali così da intestarsi la vittoria al Referendum e non commentare i prevedibili risultati negativi del Movimento alle regionali. A discapito delle intenzioni del Ministro degli Esteri Di Maio, la marcatura a uomo di Zingaretti sull’ex capo politico 5 stelle non tarda ad arrivare. Zingaretti dichiara che il Partito Democratico si farà promotore di una nuova stagione di riforme che rinnovi e tuteli la democrazia raccogliendo le preoccupazioni di coloro che hanno votato No. L’ultima stoccata del Segretario Pd è sferzata contro la decisione degli alleati di Governo di non correre insieme in tutte le elezioni amministrative appena concluse.

I Risultati favorevoli per il Pd in Toscana e Puglia, le due Regioni in bilico fino agli exit pool, portano nuova energia e sicurezza nella figura del Segretario Zingaretti, allontanando i nemici interni al partito che aspettavano la sconfitta della linea del Leader per inaugurare la scalata al Pd. Non solo nel suo partito ma anche nel Governo Nicola Zingaretti esce rafforzato dal voto ed è pronto ad alzare la voce per ottenere finalmente ciò che il Movimento 5 Stelle ha sempre negato.

Le richieste del Pd

Le richieste del Pd sono chiare da mesi: 1) accettare il Meccanismo Economico di Stabilità (MES) per investirlo sulla sanità; 2) abolire i decreti Salvini; 3) avere il controllo sulla destinazione dei fondi del Recovery Fund; 4) una nuova legge elettorale che riporti coerenza istituzionale dopo il solo taglio dei parlamentari avulso da una più ampia riforma della Costituzione.

Tra maratone ed editoriali, già in molti profetizzano il nuovo tono di voce del flemmatico Zingaretti, pronto a battere i pugni sul tavolo per ottenere finalmente quanto descritto. Per prima cosa ottenere in breve tempo una nuova legge elettorale così da utilizzare la minaccia del voto anticipato come leva per ottenere gli altri punti.

Addirittura il giornalista della Stampa Marcello Sorgi, durante la maratona Mentana, arriva ad azzardare l’ipotesi di voto anticipato concesso da Mattarella in cambio della promessa a quest’ultimo della rielezione al Quirinale. Tralasciando la fantasia di Sorgi, a noi lo scenario prospettato di un Pd arrembante pronto a comandare i 5 stelle e rilanciare la propria agenda politica ci sembra improbabile.

La casta M5S

Lo diciamo non per sensazioni o sfiducia nel Pd ma, più semplicemente, per pragmatismo politico. Quanto descritto sarebbe quanto di più può ottenere il Partito Democratico nella direzione del programma di Governo, ma non è immaginabile come il Movimento 5 Stelle tutto d’un tratto dovrebbe cedere sui punti che hanno caratterizzato la sua azione in questi mesi.

Perché accordarsi per approvare immediatamente una nuova legge elettorale così da servire un arma all’alleato/rivale di Governo. Più sicuro invece protrarre la discussione fino agli sgoccioli della legislatura. Inoltre ora che il Parlamento dalla prossima legislatura vedrà i suoi membri ridotti, come è possibile arrivare in breve tempo ad una legge elettorale con la paura delle elezioni anticipate?

Se immobilismo vi è stato fino ad adesso non vediamo perché l’antifona dovrebbe cambiare. Per non parlare poi dell’opportunità di eleggere il nuovo Capo dello Stato con questa maggioranza anziché correre il rischio di andare a votare ed avere numeri peggiori in Parlamento. La minaccia delle elezioni anticipate non è credibile.

Cosa otterrà Zingaretti

Probabilmente di tutto ciò è ben conscio lo stesso Segretario del Pd, pronto ad attaccare il proprio alleato sui punti descritti per ottenerne almeno due: le gestione dei fondi del Recovery Fund ed il Mes. Su quest’ultimo crediamo che la sfida sarà ancora ardua ma non impossibile.

Il punto irrinunciabile per i democratici sarà il denaro del Recovery Fund. Il più grande investimento europeo nei Paesi membri mai avvenuto, impensabile fino a pochi mesi fa, non può essere sperperato. Il rilancio del Paese risiede in larga parte nei modi e nelle destinazioni di spesa di quei fondi e con essi anche il successo politico del Governo.

Il Pd non può pensare di andare ad elezioni anticipate adesso e d’altronde non ha i mezzi per ottenere, come detto, velocemente la legge elettorale (essa arriverà ma sul finire della legislatura). Può invece porsi come baluardo della stabilità e competenza nel Paese come già è stato in questi mesi in Europa, dimostrando che senza il Pd la svolta europea degli Eurobond non sarebbe stata possibile.

Il M5S, schiacciato dalla figura di Conte e da un Pd forte delle regionali, dovrà cedere in parte così da prolungare la legislatura e continuare l’esperienza del Governo Conte bis. Il Recovery Fund è il dossier più importante ma anche il più complicato da gestire, probabilmente troppo per un M5S lacerato e immobile che ha trovato in un rilancio dell’antipolitica un po’ di linfa nell’ultimo anno.

Sarà proprio questa la strada su cui punterà il Movimento, puntando su tagli agli stipendi ed indennità parlamentari e ad uno snellimento dei regolamenti, tutto ciò per seguire la scia del taglio dei parlamentari, ultimo obiettivo raggiunto tra i punti programmatici del passato stellato.

Giorgio Mineo

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