Nubifragio: la città dello scarica barile

Alla fine la tragedia non c’è stata, nessun morto nel sottopasso di via Leonardo Da Vinci, solo un falso allarme dato per notizia certa affrettatamente. Il sollievo si fa strada ma non allevia l’indignazione dei palermitani. Non è certo la prima volta che i cittadini della quinta città d’Italia si ritrovano a dover fare i conti con fiumi e piscine dove invece si dovrebbe circolare, ma mai come ora le inefficienze della città vengono a galla insieme al fango. Ma in fondo, se è sempre stato così, se sempre le strade si sono allagate che sia viale Regione o Partanna Mondello, se sempre le cose sono cambiate per non cambiare mai, perché dovrebbero cambiare adesso? Ed infatti il copione è bello che pronto ed ogni parte in commedia ha recitato magistralmente il proprio monologo, l’arte dello scaricabarile. Che sia la politica, i dirigenti dell’amministrazione, la regione, la protezione civile, i vigli urbani, le partecipate, ognuno sa tutto e non sa nulla, danzano in un valzer tutti insieme appassionatamente tra un’accusa qui ed accusa là, tutti colpevoli e nessun colpevole.

L’ammissione di responsabilità è una pratica d’onesta e del buon governo ormai da tempo disconosciuta qui a Palermo oltre che in Sicilia. E’ più probabile affogare in mezzo alla strada che vedere delle dimissioni o semplicemente sentire quelle quattro parole: “E’ colpa mia, scusate”. O meglio, qualcuno le ha dette ma per semplice esercizio retorico: <<La responsabilità è sempre del Sindaco. Per questo chiedo scusa alla città per quello che è accaduto. Ma allo stesso tempo vi dico che noi non abbiamo colpe>>. Ecco la difesa del 4 volte Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, prima volta nel 1985, il quale rivolge le accuse verso la Protezione civile regionale, rea di non aver comunicato l’allerta, e verso le giunte Crocetta e Musumeci poiché dal 2014 è alla Regione che sono state avocate le competenze relative alla tutela idrogeologica del territorio ed alla gestione dei lavori per la realizzazione dei sistemi di smaltimento dei reflui, ma nulla è stato fatto. Orbene, le accuse non sono campate in aria ma manca, ovviamente, l’ammissione di responsabilità per le proprie colpe. Secondo quanto ricostruito da Antonio Fraschilla e Claudio Reale su Repubblica, diverse sono le opere ferme di competenza del Comune, come il rifacimento del canale di maltempo di Boccadifalco o la realizzazione delle vasche di contenimento in viale Regione siciliana e dei collettori maltempo (i fondi sono stati dirottati dal Comune per l’emergenza frane a Monte Pellegrino). Per non parlare poi di ciò che dovrebbe essere ordinaria amministrazione ma che a Palermo diventa straordinaria amministrazione, ovvero manutenzione e prevenzione pensando ad esempio ai tombini e alla rete fognaria. Certo, non è solo questo il problema e sarebbe ingiusto non ricordare come una tale quantità di pioggia a Palermo non si vedesse dal 1790. Se anche non si sarebbe potuto evitare il disastro, sicuramente non si può nascondere l’arretratezza e l’ impreparazione della città di Palermo. Tale handicap non è solo legato all’attuale giunta comunale, ha radici lontane nel sacco di Palermo con la speculazione edilizia, nella mano invisibile della mafia e della corruzione. Interessi personali e malaffare hanno costruito questa città dopo il boom economico, senza progettazione, visione futura ed attenzione all’ambiente.

Proprio il Presidente della Regione Nello Musumeci ha voluto ricordare come la sfida del nostro tempo sia spezzare i legami con un passato fatto di speculazioni <<Tragedie come queste debbono farci riflettere sulla necessità di adottare nuove e urgenti strategie di prevenzione e di pianificazione del territorio, specie in quelli devastati da speculazioni selvagge. Ce lo impone il mutamento climatico e la responsabilità del ruolo di chi amministra>>. Peccato che pochi giorni prima all’Ars la maggioranza abbia votato a favore dell’estenzione della sanatoria del 2003, proteggendo quindi ancora una volta le speculazioni edilizie. Per non parlare poi dei partiti della maggioranza, principali artefici durante la giunta Cuffaro proprio del malaffare e del cattivo governo in Sicilia. Perché ammettere le proprie responsabilità quando si può scaricare la colpa al meteo imprevedibile? L’ipocrisia la fa da padrone.

Le colpe sono di chi ci amministra, dalla politica ai dirigenti, ma non dobbiamo anche noi cittadini assolverci attraverso le accuse agli altri recitando anche noi la nostra parte in commedia. Se i tombini sono costantemente tappati è dovuto spesso all’immondizia che riversiamo in strada; tutte le cicche, sacchetti, cartacce che gettiamo a terra hanno conseguenze non solo per il decoro urbano. Tutte le seconde case, magari ville costruite abusivamente nell’attesa dell’ennesimo condono, il voto al politico che non disturba i miei interessi, le tasse non pagate, l’ignavia elettorale del “fanno tutti schifo e quindi rimango a casa”. Pretendiamo il cambiamento ma esso non può che partire in prima battuta da noi stessi.

Tutto cambia per non cambiare nulla scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa, parole che ormai risuonano come una sentenza dalla quale non riusciamo a discostarci. La rivoluzione liberale di Berlusconi, la rivoluzione di Crocetta, l’antipolitica grillina, l’esperienza di chi il Sindaco lo sa fare. Eppure i problemi atavici della nostra terra sono ancora qui, pronti a palesarsi bruscamente ai nostri occhi ogni giorno. Ma la storia non è mai a senso unico, non si vive nel passato o nel futuro, viviamo nel presente fatto di scelte.

Le strade sono due: dopo l’indignazione ci sveglieremo l’indomani responsabili e con la schiena dritta; o le buone intenzioni andranno via come lacrime nella pioggia, dimenticate. Dipende da noi se avremo la volontà di svegliarci.

Giorgio Mineo

L’articolo di Antonio Fraschilla e Claudio Reale: https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/07/17/news/sos_frane_e_piogge_fermi_140_milioni_per_tutelare_la_citta_di_palermo-262158044/

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