Crisi climatica: perché entrare nel panico è il primo passo avanti.

Credo che tutti dovrebbero sapere quello che ci aspetta.
Gran parte di noi è consapevole che se non modifichiamo radicalmente nostre abitudini e le nostre azioni l’umanità andrà incontro al rischio dell’estinzione di massa. Lo sappiamo eppure non riusciamo a crederci al punto da avere una paura così forte da portarci a fare qualcosa. J. Safran Foer paragona la nostra paralisi a quella che precedette l’Olocausto, quando testimoni come Jan Karski avevano cercato di informare per agire, ma non erano stati creduti.


“Io non voglio che siate ottimisti: per il clima voglio che entriate nel panico. Dovete agire come se la vostra casa stesse andando in fiamme.” -Greta Thunberg


Vi consiglio di accompagnare la lettura di quest’articolo con l’ascolto della canzone La Punta dell’Iceberg di Eugenio in Via di Gioia, pezzo che affronta ironicamente l’argomento in questione.


Informarsi e informare gli altri è il primissimo passo che siamo tenuti a fare per raggiungere quella presa di coscienza che non è ancora sufficientemente diffusa. Lo scopo di quest’articolo è di fornire dati concreti e opinioni scientifiche sull’imminente crisi che affligge il nostro pianeta: l’emergenza climatica. (È importante, quando se ne parla, utilizzare termini quali crisi o emergenza piuttosto che cambiamento, poiché cambiamento non provoca l’immaginario drammatico che bisognerebbe creare).


Lo scenario:
L’Artico continua a perdere un volume di ghiacci di circa il 13% ogni 10 anni, con un trand crescente. Si stima che tra il 1979 e il 2018, il ghiaccio perduto sia tra il 35% e il 65%.
I mari si sono già alzati di circa 80 millimetri, e nei prossimi decenni vedremo sommerse città e isole come Venezia, Amsterdam, Amburgo, San Pietroburgo, le Bahamas, le Maldive, la Florida…
Inabitabilità di terre misto a siccità e altri fenomeni estremi, porteranno il numero di migranti per ragioni climatiche a un miliardo entro il 2050.
Il Permafrost in Siberia e in Alaska si sta sciogliendo rilasciando metano e innescando un meccanismo a catena irreversibile.
La biodiversità è sempre più danneggiata. Nel 2016 il WWF ha dichiarato che siamo nella sesta estinzione di massa nella storia della Terra con una perdita di specie viventi del 58% dal 1970 al 2012 e con un tasso di estinzione animale crescente e da 10 a 100 volte superiore alla media degli ultimi 10 milioni di anni.
Le prime avvisaglie sono state avvertite nei paesi più poveri, a questo consegue che nell’immaginario comune, la crisi climatica non affligge noi occidentali. Solo recentemente gli effetti si sono fatti sentire, cominciando a portare, in alcuni casi, a una tardiva e comunque insufficiente presa di coscienza.

I seguenti sono dati e previsioni dell’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico.
La temperatura è già aumentata di 1°C, provocando danni ormai irreversibili. Se anche riuscissimo a mantenere l’aumento entro il famoso base case scenario di 1,5°C, che secondo l’accordo di Parigi le nazioni dovrebbero impegnarsi a rispettare, vedremmo:

  • Una scomparsa delle barriere coralline dal 70% al 90%
  • Il primo ghiacciaio totalmente sciolto entro il 2100
  • Un innalzamento dei mari tra i 26 e i 77cm
  • Una diminuzione dell’acqua dolce nel Mediterraneo del 9%
  • Una diminuzione del 9% della raccolta di grano
  • 5 milioni di tonnellate di pescato in meno con una popolazione umana in crescita
  • Un aumento sempre crescente di fenomeni estremi.

Questo scenario ottimale di aumento di 1,5°C avverrebbe tra il 2030 e il 2050, solo SE da quest’anno tagliassimo le emissioni del 45% e le azzerassimo entro il 2050. Tutto questo continuerebbe comunque a provocare effetti disastrosi a lungo termine, così come quando a una velocità di 200km/h si continua ad andare avanti per diversi metri dal punto iniziale della frenata.

Problemi:

  1. Nulla lascia presagire che le misure di riduzione di emissioni du CO2 saranno attivate nei prossimi mesi, perché abbiamo governi clima-scettici.
  2. Esperti che hanno dedicato la loro vita a studi sull’ambiente e sul surriscaldamento globale, hanno accusato l’IPCC di essere estremamente ottimista: l’IPCC sottovaluta l’impatto del metano nell’atmosfera come conseguenza dello scioglimento del Permafrost; considera gli effetti del cambiamento come lineari mentre realmente sono esponenziali.
    Il glaciologo Adams prevede a breve il primo settembre senza ghiaccio nell’Artico e un innalzamento dei mari tra 1 e 2 metri entro la fine del secolo.
    Bendel ha scritto un paper rifiutato dalla sua rivista perché giudicato dal linguaggio troppo forte: “Deep Adaptation” spiega che non ha più senso fare ricerca sullo sviluppo sostenibile, ambito in cui il professore ha dedicato la vita, perché il target di 1,5°C verrà ampiamente sfondato nei prossimi 20 anni e che gli sforzi adesso dovrebbero essere atti a trovare soluzioni per adattarsi a uno scenario post-collasso della civiltà. Il fatto che esperti di tale calibro creino allarmismi senza precedenti, fa riflettere su quanto immensamente stiamo sottovalutando la situazione. Le cause?
    Sono tante, ma a dividersi la colpa delle maggiori emissioni a livello globale sono, principalmente:
  • Trasporti
  • Agricoltura
  • Industrie
  • Elettricità
  • Edilizia

Approfondirò ciascuna di queste cause nei prossimi articoli, tentando di suscitare la consapevolezza che il clima siamo noi, per questo cercherò di offrire spunti per cominciare a credere che il collasso climatico è dietro l’angolo e che le prossime generazioni guarderanno indietro in due modi possibili: ringraziandoci di non aver contribuito al collasso totale o chiedendoci perché siamo rimasti fermi a guardare pur sapendo cosa ci aspettava.
Se nel frattempo avete voglia di approfondire da soli, vi consiglio di verificare le fonti dell’IPCC o di altri enti ufficiali oppure di ascoltare dei Podcast come Emergenza Climattina di Giovanni Mori, che potete trovare su Spotify o su altre piattaforme e che affronta in modo molto chiaro e specifico tantissimi aspetti della crisi.

“Buona crisi climatica a tutti”.

Dora Roccaforte

Fonti e suggerimenti:

https://www.ipcc.ch/sr15/

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