Zingaretti deve interpretare una nuova fase per tenere il partito unito

NICOLA ZINGARETTI PD GIORGIO GORI SINDACO BERGAMO

Il Segretario del Partito Democratico è sotto attacco e, tanto per cambiare, si tratta di fuoco amico. E’ il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori a rompere gli indugi con un’intervista a Repubblica senza mezzi termini: serve un cambio di passo e una nuova leadership. Nicola Zingaretti era diventato Segretario dopo essersi aggiudicato le primarie del Partito Democratico con il 66% dei voti il 3 Marzo 2019; da quel giorno la parola d’ordine è stata unità. Dopo il cambio di rotta dall’opposizione al Governo, molte sono le responsabilità e le critiche che il PD si è visto muovere da commentatori ed ex compagni di partito, tenendo però a bada le classiche manovre interne ai giochi di corrente. L’insoddisfazione per l’immobilismo della guida Zingaretti, troppo supino nei confronti di 5stelle e Conte, ha portato nuovi malumori e spirito di rivalsa in coloro che possono definirsi gli ex renziani.

La quiete dopo la tempesta

Alle elezioni politiche del 2018 il Partito Democratico era giunto al suo risultato nazionale più difficile dalla sua fondazione, il 19%. E’ stato il tramonto del renzismo, una stagione piena di speranze e rammarichi nonché di riforme e fratture (soprattutto con l’elettorato tradizionale del centrosinistra). Ecco poi nascere il governo Giallo-Verde, massimo esempio moderno del pragmatismo politico, e l’ascesa a destra del sovranismo di buona forchetta di Matteo Salvini. Il PD è stanco, confuso, senza identità e non può far altro che operare una sterile opposizione. Era in questo contesto che Nicola Zingaretti aveva preso la guida del partito, con il fardello di portarlo oltre la frana che il partito stesso aveva causato. Per prima cosa era necessario un cambio d’immagine e di metodo sia dentro che fuori il PD; dopo 4 anni caratterizzati dalla dirompente e totalizzante leadership di Matteo Renzi si rendeva assolutamente necessario un uomo di indole opposta al rottamatore di Rignano. Zingaretti è un uomo calmo e pacato che predilige il noi all’io, la collegialità allo scontro tra correnti, proprio ciò di cui il PD aveva bisogno per ricucire gli strappi al suo interno e con il Paese. Il risultato delle europee del 2019 lascia ben sperare i democratici grazie al 22% ottenuto ma dall’altro lato il risultato di Matteo Salvini scuote il Paese. Tutto cambia nella famosa estate del Papete quando Matteo Salvini, ebro del 34% ottenuto a Bruxelles, decide di porre fine al suo stesso Governo puntando ad elezioni anticipate, ma la democrazia parlamentare è ben altra cosa. L’ex leader Matteo Renzi ribalta il tavolo e porta il PD al Governo insieme ai nemici giurati grillini con quello che oggi conosciamo come Conte 2. Zingaretti si è trovato suo malgrado a passare dall’opposizione al Governo, scelta che ha garantito la stabilità del Paese soprattutto in questi ultimi mesi dall’arrivo della pandemia. Unità e rinascita sono il bottino dopo un anno di segreteria Zingaretti e si può dire che ad oggi egli abbia rispettato le aspettative, ma lungo la strada molte sono le battaglie abbandonate e ciò porta insoddisfazione nei ranghi di chi si aspetta qualcosa di più dal Partito Democratico.

“Con questo leader nessuna svolta”

“Dovremmo essere il partito del lavoro, il punto di riferimento dei lavoratori, degli operai e degli imprenditori, dei precari e delle partite Iva, delle donne e dei giovani, e non lo siamo” Così Giorgio Gori attacca il suo Segretario in un’intervista su Repubblica il 21 Giugno, dando voce a chi mal digerisce lo spostamento a sinistra del partito ed un atteggiamento troppo mansueto nei confronti dei nuovi alleati grillini. ” L’accordo con i 5stelle ha spostato il nostro baricentro sulla protezione sociale, come se potesse esistere senza creazione di ricchezza e crescita. Vedo ritornare vecchi pregiudizi anti-impresa e l’idea dello Stato imprenditore, tendenza Mazzucato. (…) Stiamo sacrificando il dovere di essere accanto alle forze produttive del Paese, l’impegno a varare lo Ius culturae e a cancellare i decreti (in)sicurezza voluti da Salvini. Non abbiamo toccato quota 100 né corretto il reddito di cittadinanza. Abbiamo digerito la cancellazione della prescrizione e il decreto intercettazioni, non abbiamo risolto i casi Ilva, Alitalia e Autostrade…” Gori è deciso, serve una svolta altrimenti il partito avrà definitivamente perso la sua identità. Il Sindaco di Bergamo è l’unico a parlare alla luce del Sole dove invece la corrente degli ex renziani di base riformista sceglie il silenzio. Ma chi tace è pronto a tramare e riorganizzarsi per preparare il ritorno al comando del partito. La corrente guidate da Guerini e Lotti predica calma e unità ma già guarda al cavallo su cui puntare: i due nomi papabili sono il Presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini ed il Sindaco di Milano Beppe Sala.

Abolire i decreti sicurezza

Immediato arriva il soccorso di Goffredo Bettini, guru di Zingaretti, il quale richiama alla calma e all’unità, c’è un tempo per tutto “Il Segretario ci ha uniti. Chi lo attacca è un ingenuo o fa il gioco dei sovranisti“. Il richiamo di Bettini permette alla testuggine di formarsi attorno al leader PD, con Bonaccini che si sfila dalle lusinghe di Gori affermando che ora è il tempo di stare uniti e che è pronto a dare una mano, mentre il Vice-Segretario Andrea Orlando sferra il suo tweet “E’ scritto nei manuali. Se dopo una pandemia (forse non ancora conclusa) nel pieno di una crisi economica e dopo due scissioni un partito riesce quasi a raggiungere la principale forza avversaria la cosa migliore da fare è una discussione su un congresso che non c’è. #astuzia. Ma gli appelli potrebbero non bastare, Zingaretti è chiamato ad una nuova sfida di proposta e di coraggio. Se all’inizio del suo mandato, come detto, era necessaria calma e pacatezza per ricucire il partito e cambiarne il volto da arrogante ad umile, adesso serve un’ impronta marcata dell’identità del PD nell’azione di Governo. Non basta limitare le inefficienze grilline, serve alzare la testa e spingere affinché i soldi dell’Unione Europea del Recovery Found vengano ben spesi, nonché spingere per il definitivo superamento dei decreti sicurezza e l’introduzione dello Ius culturae. Per farlo serve attenta preparazione ed abile gioco di palazzo poiché i numeri della maggioranza sono sproporzionati in favore del Movimento 5 Stelle e la popolarità del Presidente Conte, di cui quest’ultimo è sempre più consapevole, oscura l’impegno del PD. C’è chi invoca un registro diverso del Segretario, più duro, netto e battagliero insieme a maggiori presenze mediatiche. Ma ciò non è nelle corde di Zingaretti e non è detto che per aversi una svolta sia indispensabile un cambio di registro nei toni, l’importante è la sostanza. Zingaretti non deve diventare quello che non è, d’altronde è stato eletto per questo. Collegialità e risolutezza per un impegno rinnovato alla guida del Paese di oggi e di domani, questa è la nuova fase che dovrà interpretare Nicola Zingaretti per non perdere il timone ed offrire un maggiore contributo del PD al Paese.

Giorgio Mineo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: