10 ragioni per la sconfitta del Labour

Jeremy Corbyn, leader of the Labour party, center, poses for a photograph with party members ahead of the launch of the party's general election manifesto in Birmingham, U.K., on Thursday, Nov. 21, 2019. Corbyn's populist pitch for the Dec. 12 election is aimed at voters frustrated and exhausted by a decade of post-financial crisis austerity. Photographer: Darren Staples/Bloomberg

Brexit, periferie e attacchi al Leader Jeremy Corbyn. Queste alcune delle parole chiave che risuonano nell’analisi della sconfitta del partito Laburista. Nel Dicembre 2019 il Labour Party è andato incontro ad una delle sue più cocenti sconfitte dal dopoguerra, attestandosi a 202 seggi in Parlamento (60 meno del 2017) contro i 365 dei Conservatori guidati da Boris Johnson. Il Labour aveva incaricato una commissione indipendente composta da parlamentari, leader sindacali, funzionari e attivisti di redigere un documento che analizzasse le ragioni della debacle elettorale. I risultati della commissione denominata Labour Together sono stati da poco pubblicati con 154 pagine di studio e raccomandazioni. Riportiamo qui i 10 punti fondamentali del documento individuati in un articolo del Guardian.

1) Una grande sconfitta

E’ una terribile sconfitta per il Labour e ciò pone domande profonde sulle prospettive future del partito. Il rapporto rileva che il partito ha perso voti in ogni parte del paese, con le oscillazioni più significative che si trovano nel nord-est dell’Inghilterra, nelle West Midlands, nello Yorkshire e nell’Humberside e nelle East Midlands. Per diventare il più grande partito della Camera dei Comuni alle prossime elezioni, il Labour avrebbe bisogno di ottenere 82 seggi dai conservatori, con uno swing nazionale del 7,9% – quasi quanto l ‘ 8,8% visto nella frana del 1997 per Tony Blair.

2) I problemi vengono da lontano

La sconfitta arriva da problemi di lungo termine iniziati in passato, mascherati dagli ottimi risultati del 2017 alla prima guida di Jeremy Corbyn. Gli autori sottolineano un declino a lungo termine della lealtà degli elettori al Labour, collegato a legami comunitari più deboli, come ad esempio i legami con i sindacati. Si dice che la quota di voto del Labour è diminuita tra il 2001 e il 2010, poi si è leggermente ripresa nel 2015 e significativamente nel 2017, ma le questioni fondamentali sono rimaste. Il risultato del 2017, in cui Jeremy Corbyn ha sfidato le aspettative negando a Theresa May la maggioranza, ” ha contribuito a non riflettere onestamente sulle ragioni dell’aumento o ad analizzare le continue debolezze sottostanti nella coalizione elettorale del Labour”.

3) Corbyn l’impopolare

L’indice di gradimento del Leader è fortemente diminuito tra il 2017 ed il 2019. Se la sua popolarità fosse rimasta al suo apice, si dice nel rapporto che i voti del Labour Party nel 2019 sarebbero stati maggiori di 6 punti percentuali. Nel Settembre 2019 al 67% degli elettori non piaceva Corbyn, ciò viene collegato alla gestione delle accuse di antisemitismo, la posizione sulla Brexit ed i dissidi interni culminanti anche in una scissione. Le opinioni di una donna di 52 anni che aveva votato Labour nel 2017 sono riassunte nel rapporto come: “Spaventata dalla possibilità di un governo marxista. Disgustata dal fatto che Corbyn fosse un simpatizzante terrorista.

4) Confusione sulla Brexit

In un sondaggio, svolto tra membri del Labour, effettuato per il rapporto, il 57% ha nominato la politica della Brexit di promettere un secondo referendum su qualsiasi accordo di partenza come l’idea più impopolare da vendere agli elettori. Proposta, questa, respinta sia dai sostenitori del Remain sia dai sostenitori della Brexit. Ancora nel rapporto si legge che gli elettori laburisti del 2017 che hanno poi riconfermato il voto nel 2019 lo avrebbero fatto nonostante, e non grazie, alla linea sulla Brexit. Gli elettori avrebbero preferito una posizione netta, o dentro o fuori.

5) Il manifesto visto come irrealistico

Il rapporto trova un paradosso: individualmente, la maggior parte delle politiche del Labour erano popolari, ma erano viste come irrealistiche come un pacchetto volto alla consegna, ma gli elettori non si fidavano del partito per consegnarlo. Nelle domande aperte, le politiche del Labour sono state citate come un motivo positivo per votare per il partito, con politiche come la banda larga libera che attirano il sostegno della maggioranza. Ma gli autori dicono “ la resistenza è arrivata soprattutto quando le persone hanno valutato il pacchetto complessivo di proposte.”

6) Troppi ostacoli incrinano la fiducia

L’intrecciarsi dei problemi citati, ovvero le divisioni interne; la posizione sulla Brexit, l’impopolarità di Corbyn e la percezione di irrealizzabilità delle proposte, avrebbe spinto gli elettori a non considerare il partito Laburista come una forza politica in grado di governare. Nell’insieme il partito è stato giudicato come non all’altezza delle sfide del tempo.

7) Una campagna elettorale disorganizzata

La struttura organizzativa non sarebbe stata all’altezza: troppi incarichi, sovrapposizioni, ritardi, inefficienze. Le molteplici rigidità e contrasti avrebbero contribuito alla sconfitta elettorale. Nonostante la campagna social, soprattutto nel 2017, fosse un pregio, tutto il resto si è rilevato inadatto. Inoltre si registra anche un miglioramento dei Conservatori su questo versante.

8) Allocazione non ottimale delle risorse

Un altro problema della macchina elettorale è stato il modo in cui sono stati gestiti i fondi per la campagna elettorale. Si è puntato sui seggi da strappare ai conservatori senza pensare di difendere quelli già detenuti. In questo modo non sono stati vinti nuovi seggi ma si sono persi molte di quelli vinti nel 2017. Si sottolinea inoltre come tali seggi mal difesi sarebbero stati persi anche per soli 700 voti, un maggiore acume nella gestione della campagna avrebbe quantomeno prodotto una sconfitta meno disastrosa.

9) Gli anziani antieuropeisti

Gli elettori più anziani e socialmente conservatori sono stati persi. Parallelamente alle divisioni sulla Brexit, il rapporto rileva che il Labour ha dovuto affrontare una graduale perdita di elettori tra le fasce più anziane, antieuropeiste e con un’ istruzione bassa. Il Labour ha ottenuto il sostegno del 62% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni e del 51% dei giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Ma tra quelli di età compresa tra 55 a 64, il partito era 21 punti percentuali dietro i Tories, salendo a 47 punti tra quelli di età compresa tra gli over 65.

10) La sinistra vive in città

Mentre la quota di voto del Labour è evaporata nelle sue roccaforti, più o meno le uniche aree in cui ha visto un aumento del sostegno erano in o intorno alle grandi città caratterizzate da molti lavoratori professionisti e con alte proporzioni di elettori o studenti etnici neri, asiatici e minoritari, come Londra, Manchester, Leeds e Birmingham. Questo in parte sembrava significare che qualsiasi beneficio al Labour da un afflusso di nuovi elettori si sentiva principalmente in luoghi in cui il partito stava già per vincere. 

Giorgio Mineo

Fonti: https://www.theguardian.com/politics/2020/jun/18/key-points-from-review-of-2019-labour-election-defeat

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