Imbuto formativo: cos’è e perché i giovani medici scendono in piazza

Imbuto formativo: cos'è e perché i giovani medici scendono in piazza
27 Maggio 2020, Montecitorio: Protesta dei giovani medici che voltano le spalle al Parlamento

Se la pandemia ci ha insegnato delle cose, queste sono state sicuramente due: quanto sia importante che ad occupare posizioni di rilievo ci siano individui competenti (dal latino competĕre: avere capacità di esercitare un determinato ufficio) e quanto sia importante per un Paese la Sanità.

In questi mesi sono stati chiamati eroi quelli che fino a poco tempo prima erano relegati a vivere nella scomoda terra di mezzo che si incunea tra un grazie e una denuncia. Picchiati nei pronto soccorso, denunciati, vittime di violenza durante i turni in guardia medica, il coronavirus è stata la fionda che ha portato – nell’opinione pubblica – i medici dalle stalle alle stelle. Però a parte gli striscioni con le scritte “Siete i nostri eroi”, il concerto sul tetto del Policlinico di Catania organizzato dalla Regione Sicilia (grazie tante Presidente!) per ringraziare i medici cos’è che si sta effettivamente facendo per i medici e soprattutto per la Sanità Italiana?

Imbuto formativo: cos'è e perché i giovani medici scendono in piazza
Foto da “Lo Studente di Medicina”

Per capirlo facciamo un passo indietro e guardiamo a come “un medico” si forma. La formazione di ogni medico ha come punto di partenza i canonici sei anni previsti dal corso di laurea a ciclo unico. Dal 25 Marzo 2020 la laurea magistrale a ciclo unico in Medicina e Chirurgia sarà “abilitante” all’esercizio della professione di Medico Chirurgo: ciò significa che se prima un neo-laureato doveva svolgere un test di abilitazione alla professione, adesso – grazie all’introduzione di un ciclo di tirocini – uno studente laureandosi sarà automaticamente abilitato a svolgere la professione.

Eureka! L’Italia ha risolto le criticità della Sanità.

Purtroppo non funziona così. Perché un neolaureato e abilitato, ahimè, non avrà nessuna capacità di accorciare le liste d’attesa per una mammografia, per un ecocardiogramma o per una visita ginecologica. Per fare ciò servirebbero medici specialisti, ossia medici che – a seguito degli ordinari sei anni – si siano formati in una scuola di specializzazione. C’è una scuola di specializzazione essenzialmente per tutti quei nomi di reparti che leggiamo nei cartelli sparsi tra gli edifici di un complesso ospedaliero: Neurologia, Malattie infettive, Pediatria, Cardiologia e via discorrendo.

Per accedere alle scuole di specializzazione è previsto un test d’accesso. Nel 2019 i candidati sono stati 18.773 a fronte di sole 8.000 borse di specializzazione finanziate dallo Stato: ciò significa che 10.773 giovani medici, laureati e abilitati, sono rimasti “fuori” dalla formazione. L’imbuto formativo è proprio questo: la discrasia tra numero di laureati e numero di borse, troppo esiguo per permettere a tutti una formazione specialistica. Quei 10.773 sono i cosiddetti camici grigi, giovani medici a cui viene impedito di completare la loro formazione, che probabilmente l’anno seguente saranno già andati a lavorare all’estero. La Germania è sicuramente la meta più ambita.
C’è da dire che il decreto legge 19 maggio 2020 n. 34 prevede un incremento di 4.200 contratti di formazione medica specialistica per l’a.a. 2019/2020, in vista di far fronte all’emergenza Covid-19. Ma è appunto un aumento una tantum, al momento confermato per il concorso che si terrà a Settembre 2020.

Spesso la vita di reparto prevede un numero esiguo di medici (specializzandi e strutturati) rispetto all’utenza. Turni di lavoro sulla carta che non corrispondono alle ore effettive passate in reparto. Pronti soccorso sempre sull’orlo di scoppiare, con parenti dei pazienti che, arrivati alla quarta ora di attesa, distruggono porte e picchiano infermieri e medici per il nervosismo, per la rabbia, per l’impotenza (di questi episodi di violenza nei reparti e pronti soccorso si trova facilmente riscontro nei fatti di cronaca). Non sapendo forse che la rabbia, l’impotenza è la stessa sentita dai medici, dagli infermieri che non riescono a far fronte alla mole di pazienti. Rabbia per non poter stare al passo con la richiesta, rabbia perché all’undicesima ora di pronto soccorso sei stanco ma non puoi esserlo, non puoi permettertelo.

Appare chiaro però che il semplice “aumentare le borsenon risolve il problema, ma semplicemente lo sposta: l’imbuto sarà non più per i neo-laureati ma per i neo-specialisti, costretti poi a confrontarsi con assunzioni annuali o “a progetto”, che comunque rimangono poche. Qualsiasi investimento sulla sanità dovrà dunque tenere conto di tutti questi aspetti, ossia formazione, assunzioni e strutture e richiederebbe non soltanto un’implementazione (qualitativa e quantitativa) ma anche una rimodulazione oculata delle risorse.

La Sanità italiana però è fatta di ombre ma anche di luci e in questo momento è importante ricordarcene. Perché grazie al Sistema Sanitario Nazionale chiunque abbia bisogno di un consulto medico allora potrà accedervi, indipendentemente dal suo reddito o dal suo stato sociale. Ne ha il diritto per il semplice fatto di averne bisogno, e questo non è così scontato.

Informazioni utili per rimanere aggiornati sulla questione borse di specializzazione e sulla protesta portata avanti da GMI – Giovani Medici per l’Italia si trovano sulla loro pagina Facebook.

Si ringrazia il dott. Luciano Crapanzano per la sua preziosa testimonianza.

Maria Francesca Saija

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: