Podemos e la battaglia per la patrimoniale

La Spagna è stata una della nazioni più colpite dall’epidemia di Covid-19 con 27 mila decessi accertati. Non solo la tragedia umana ma anche la tragedia economica e sociale segnano irrimediabilmente il presente ed il futuro del Paese. Stando ai dati, si prevede in Spagna un crollo del Pil del 9,2% ed un incremento della disoccupazione che potrebbe superare il 19%. Così come accade anche in Italia, le liti su cosa fare per rialzare la testa sono molte anche all’interno della maggioranza di coalizione PSOE-PODEMOS, prima esperienza storica di coalizione in Spagna, con i rispettivi leader Sanchez e Iglesias chiamati alla più difficile sfida da quando esiste la Repubblica. I rapporti rimangono saldi e leali nonostante le frizioni dovute agli accordi parlamentari con Ciudadanos, volti ad ottenere l’estensione dello stato di emergenza. In questo clima, Pablo Iglesias getta l’asso e propone una patrimoniale per rispondere alla crisi.

La patrimoniale

Come anticipato da El Pais,  l’imposta graverebbe sui patrimoni superiori a 1 milione di euro: l’aliquota sarebbe del 2% per i patrimoni netti a partire da 1 milione, del 2,5% su quelli a partire da 10 milioni, del 3% a partire da 50 milioni e del 3,5% a partire da 100 milioni. Attraverso la patrimoniale, Podemos stima di poter recuperare 11 miliardi da poter investire nella ricostruzione del tessuto sociale ed economico. Iglesias, in un’ intervista rilasciata al giornalista Francesco Olivo sulle pagine del quotidiano La Stampa, ha affermato che i costi principali della crisi dovranno essere pagati <<Non più soltanto dai deboli. Tutti devono rimboccarsi le maniche, per questo proponiamo una “tassa di ricostruzione” per i ricchi. Le grandi fortune potranno finalmente dimostrare l’amore per la patria. Il patriottismo non si esibisce solo sventolando le bandiere, ma pagando le tasse>> . La patrimoniale è un cavallo di battaglia di Podemos ma, nel compromesso con il partito socialista, l’idea era stata accantonata. Ora la straordinarietà della situazione porta con se sviluppi e cambiamenti inaspettati per la tradizionale agenda politica.

L’opposizione

Nel frattempo, venerdì arriverà la riforma del reddito minimo garantito e continuano anche le operazioni per smantellare la riforma del mercato del lavoro voluta dai popolari, guidati da Mariano Rajoy, all’indomani della crisi del 2008. Le opposizioni continuano a scagliarsi duramente contro il Governo, accusandolo di aver risposto in ritardo ed inefficacemente al propagarsi dell’epidemia, nonché di star gettando sempre più i cittadini nel baratro della recessione. Il partito di estrema destra Vox, a dispetto del distanziamento sociale, organizza quasi ogni giorno manifestazioni di protesta, per ultima il corteo di motorini ed automobili con esposte le bandiere spagnole.

La visione

Tempi duri richiedono scelte ardue. Alla crisi del 2008 si era risposto con austerity, liberalizzazione del mercato del lavoro, tagli ai servizi. Oggi la pandemia ha già dimostrato la fragilità del welfare di ciascun Paese, ci ha mostrato le contraddizioni e le inadeguatezze del capitalismo moderno, delle tesi neoliberiste legate all’individualismo metodologico ed alla razionalità economica. Le reti di protezione sociale sono saltate, la sfida non è solo ricostruirle ma reinventarle per il nostro tempo, dimostrando al tempo stesso di generare crescita economica senza la quale il welfare state ed il benessere delle persone non potrebbero essere sostenuti. Lotta alle diseguaglianze, investimenti, protezione sociale, sanità, comunità. Queste le parole d’ordine che la sinistra deve scolpire nel suo programma di rilancio.

Giorgio Mineo

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