Lenzuoli bianchi. Il racconto sotto l’albero Falcone

Come è noto, da 19 giorni è cessato il lockdown e l’emergenza sanitaria ancora in atto impone il distanziamento sociale e vieta gli assembramenti. Per queste ragioni, quest’anno, nessun corteo ha riempito le strade di Palermo, nessuna nave della legalità è giunta al porto con migliaia di studenti da tutta Italia. La professoressa Maria Falcone ha scritto una lettera esprimendo il desiderio di dedicare il Giorno della Memoria a tutti coloro che si sono prodigati per il bene della Nazione, anche a rischio della propria vita, volendo onorare anche la memoria di chi ha svolto fino in fondo il proprio dovere in questi mesi lacerati dalla pandemia. Data l’impossibilità di sfilare in corteo come nel passato, l’appello è stato quello di esporre un lenzuolo dalle proprie case, come nel ’92 quando spontaneamente vennero giù migliaia di lenzuoli bianchi.

Le sensazioni

Scelgo di ripercorrere le strade del corteo, anche oggi, come ogni anno. Parto da una via D’Amelio deserta, nei balconi sventolano tantissimi lenzuoli bianchi e bandiere tricolore. Nei cancelli dell’istituto comprensivo Giovanni XIII-Piazzi, davanti la quale nel 1979 sono stati uccisi Lenin Mancuso e Cesare Terranova, un grande lenzuolo realizzato dagli studenti, nonostante le scuole chiuse e la didattica a distanza, leggo “I GRANDI MAESTRI CAMBIANO LA STORIA”, sorrido e gliene sono grata. Proseguo, sono le 17.45 tra pochi minuti ci sarebbe stato il suono della tromba e il minuto di silenzio sotto l’albero Falcone. Mi manca tutta quella gente al mio fianco, tutti quei colori, la musica e quegli sguardi spensierati, entusiasti, coraggiosi e curiosi. Mi manca sostare nei luoghi che sono stati scenari di orrendi delitti e ricordare grazie a chi dal carro raccontava ciò che avvenne. Scorgo in lontananza via Notarbartolo, ci siamo quasi, sono le 17.55. La strada è chiusa al traffico. Da via Leopardi entro finalmente in via Notarbartolo e scopro di non essere sola. Centinaia di palermitani sono lì con me. L’emozione di questa scoperta mi invade riempiendomi di gioia. E’ uno scenario mai visto, centinaia le mascherine colorate, in alcune il tricolore, tutti a debita distanza. C’è chi ha portato dei fiori, chi spiega ai propri bambini quello che sta accadendo; c’è la professoressa Maria Falcone, il Sindaco Leonluca Orlando, il Questore Renato Cortese, il Presidente dell’Ars Gianfranco Miccichè, il Prefetto Giuseppe Forlani, e poi giornalisti, giovani, bambini, famiglie in bicicletta, anziani e agenti. Ed ecco che al microfono vengono ricordati i nomi dei caduti nelle stragi di Capaci e via D’Amelio. Dopo ogni nome, lunghissimi ed intensi applausi. Ecco il suono della tromba ed il silenzio è sceso su quella strada. Palermo era lì, ancora, una volta, nonostante i saluti col gomito e la fila a distanza di un metro per porgere un fiore sotto l’albero Falcone. Non li dimenticheremo mai qualunque cosa accada, oggi ne sono ancora più certa.

Lenzuoli bianchi

I lenzuoli sventolano liberi,

leggeri, danzano col vento,

lenzuoli bianchi, candidi, brillano al sole.

Lenzuoli bianchi che per primi

per dignità e rispetto

sono adagiati sui corpi senza più vita.

Lenzuoli bianchi macchiati di rosso.

Lenzuoli bianchi che restino bianchi.

Lenzuoli bianchi che diventano colore di vita e non di morte.

Lenzuoli bianchi teatri d’arcobaleno.

Lenzuoli bianchi,

pagine di pensieri nuovi,

di poesia e di amore.

Lenzuoli consumati,

dal dolore e dalla passione.

Lenzuoli ricuciti,

Storie riparate.

Lenzuoli bianchi e tricolore,

narrano del vento del cambiamento e della speranza,

della grande ed ardua battaglia

di cambiare se stessi.

Se la tua anima fosse un lenzuolo,

non permettere a nessuno di piegarla.

Di Rosalinda Liotta

Di Rosalinda Liotta
Di Rosalinda Liotta
Di Rosalinda Liotta
Di Rosalinda Liotta
Di Rosalinda Liotta
Di Rosalinda Liotta
Di Alice Muratore
Di Alice Muratore

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