Scontro in Spagna sullo stato di emergenza: le opposizioni sfidano il Governo

Di Paese in Paese, l’emergenza Coronavirus ha causato diverse reazioni e sentimenti tra la popolazione e la classe dirigente. La maggior parte ha riscoperto il senso di comunità, si è raccolta emotivamente in un riscoperto sentimento nazionale, tutti insieme contro il virus. Questo, in Italia, è stato vero per i comuni cittadini, soprattutto durante le prime settimane tra bandiere italiane e flash mob sui balconi. Non può dirsi lo stesso per la politica. Dalle continue dichiarazioni contraddittorie e sensazionalistiche fino alla condivisione di fake news, questa è stata la reazione dei partiti di opposizione al Covid, intimoriti dalla perdita di visibilità. L’operato di Salvini e Meloni contraddistingue una litigiosità tutta italica, per ultimo lo scontro sulla fase 2 insieme ad accuse di deriva autoritaria del Governo Conte. Non siamo però i soli ad aver riaperto lo scontro politico. Alcune volte il detto “tutto il Mondo è paese” porta con se un velo di saggezza ed un nucleo di malinconia che spesso si rivela veritiero; così in questi giorni scopriamo cosa accade nella politica spagnola.

Lo stato di emergenza

Il 13 Marzo il Premier Pedro Sanchez ha proclamato lo stato di emergenza, che ha consentito giuridicamente di limitare la circolazione delle persone. L’esecutivo ha quindi potuto contingentare il movimento di persone e veicoli, ma lo stato di emergenza consente anche ulteriori poteri per il governo: effettuare richieste temporanee di ogni tipo di merce, occupare temporaneamente industrie, fabbriche o locali di qualsiasi natura, limitare o razionare l’uso di servizi o il consumo di determinati prodotti ed emettere gli ordini necessari per garantire la fornitura dei mercati e il funzionamento dei servizi e dei centri di produzione. Mercoledì Pedro Sanchez chiederà ai parlamentari di prorogare lo stato di emergenza per la quarta volta; ma i partiti di opposizione, il Partito Popolare e Vox, rigettano il richiamo all’unità nazionale rifiutando di accettare un prolungamento dello stato di emergenza. Il punto cruciale sarà il comportamento dei popolari guidati da Casado, a seconda che si astengano oppure votino tutti ed 88 contro il prolungamento. In questa ultima ipotesi, è necessario per il governo negoziare con Ciudadanos ed il Partito Nazionale Basco per ottenere i voti necessari. Ricordiamo che Sanchez, leader del PSOE, guida un governo di minoranza insieme a Podemos di Pablo Iglesias, per un totale di 155 deputati al “Congreso de los Diputados” (equivalente della nostra Camera). Per prorogare lo stato di emergenza serve la maggioranza semplice, se tutti i partiti di opposizione si unissero nel voto contrario sarebbero 165. I membri del Congresso sono 350.

Da sinistra il leader del Partito Popolare Pablo Casado ed il leader del partito di estrema destra Vox Santiago Abascal

Le opposizioni di Destra

Il Partito Popolare ha annunciato lunedì di non poter sostenere un’altra estensione di due settimane dello stato di emergenza. Il leader dei popolari Casado aveva già criticato il governo per la, a suo dire, tardiva ed inefficiente gestione del contagio e della fase 2. Ha anche accusato Sánchez di una frettolosa improvvisazione e ha affermato che il PP non tollererà i tentativi “immorali” del governo di minoranza di “tenere in ostaggio gli spagnoli”. I popolari credono che se questa è la fase della riapertura e della convivenza con il virus, allora non è più tollerabile lo stato di emergenza. Casado, secondo gli opinionisti, avrebbe scelto la linea dura per paura di essere scavalcato a destra da Vox se avesse dialogato con il governo. “Non meriti il ​​sostegno dell’opposizione”, ha detto a Sánchez in aprile. “La tua arroganza, le tue bugie e la tua inefficacia sono una combinazione esplosiva per la Spagna”. Santiago Abascal, leader del partito Vox di estrema destra, rifiuta di sostenere un’estensione e ha paragonato Sánchez a un chirurgo che uccide persone sane sul suo tavolo operatorio. Secondo Abascal, i socialisti e i loro partner nell’alleanza Podemos di estrema sinistra anti-austerità stanno cercando di sostituire la normalità democratica con “una totalitaria basata sull’incertezza che non ha portato alla Spagna altro che più morte, più rovina, più disoccupazione e meno la libertà”. Curioso che il partito nostalgico della dittatura accusi il governo di deriva autoritaria, un po’ come ha fatto Giorgia Meloni qui in Italia (come dicevamo, tutto il Mondo è paese). ERC, il Partito di Sinistra Repubblicana di Catalogna a favore dell’indipendenza, ha affermato che non sosterrà l’estensione, dichiarando che mentre sono ancora necessarie misure eccezionali, lo stato di emergenza – che ha permesso al governo centrale di controllare la risposta nazionale – non lo è. Il governo ha reagito ai suoi critici, accusando Casado di agire in modo irresponsabile durante un’emergenza globale e sottolineando che il PP governa la regione di Madrid, l’area più colpita dal virus.

Inés Arrimadas, leader di Ciudadanos dopo le dimissioni del fondatore Albert Rivera

I negoziati con Ciudadanos ed i nazionalisti baschi

Il Partito Popolare è probabile si asterrà dalla votazione ma, in caso di voto negativo, Sanchez sta negoziando con i nazionalisti baschi e Ciudadanos per assicurarsi i voti necessari. Arrimadas, leader di Ciudadanos, chiede al governo di definire insieme la tabella di marcia per evitare in futuro un ulteriore prolungamento dello stato di emergenza e la limitazione di libertà fondamentali; chiede inoltre interventi più netti a favore dei lavoratori autonomi ed un maggiore dialogo in parlamento. Dovesse accettare tali proposte allora Sanchez avrebbe altri 10 deputati a sostegno del prolungamento. Mentre i 6 deputati nazionalisti baschi chiedono maggiore autonomia per il proprio territorio, ciò però farebbe infuriare Ciudadanos poiché quest’ultimo ha posizioni diametralmente opposte rispetto agli autonomisti. Arrimadas ha comunque chiarito che il suo partito manterrà una linea responsabile a favore dell’interesse generale: “Non metterò in pericolo gli spagnoli (…). Ma chiederemo al governo di prepararsi a uscire dallo stato di allarme. Penseremo agli spagnoli. Sono molto consapevole delle conseguenze di quel voto “. Insieme a Ciudadanos e nazionalisti baschi, i voti favorevoli diventerebbero 171.

Lo scontro politico è un bene in democrazia quando rispettoso ed onesto, avendo cura dell’interesse generale e non solo del sondaggio del lunedì. I partiti di destra cercano in ogni modo di far apparire debole Pedro Sanchez ed indebolire la maggioranza. In Spagna, come in Italia, l’aspro scontro politico è ricominciato. Forse è questo il segno che stiamo tornando alla normalità.

Giorgio Mineo

Fonti: https://www.theguardian.com/world/2020/may/05/spain-path-out-of-covid-lockdown-complicated-by-polarised-politics ; https://elpais.com/espana/2020-05-04/casado-prorrogar-el-estado-de-alarma-no-tiene-ningun-sentido.html ; https://elpais.com/espana/politica/2020-05-05/el-gobierno-negocia-la-prorroga-del-estado-de-alarma-con-cs-y-pnv-pero-cree-que-saldra-adelante.html ; https://elpais.com/espana/2020-05-04/arrimadas-exige-a-sanchez-un-plan-para-levantar-a-medio-plazo-el-estado-de-alarma.html ; https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2020/03/13/la-spagna-dichiara-lo-stato-di-emergenza_801d609d-8ff7-4262-92c8-641811c76515.html

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