Un mondo negli occhi

Solitamente è difficile credere che possa accadere qualcosa di veramente magico, ma forse per lui non è stato così, suppongo non aspettasse altro. Eravamo dei bambini, lui aveva 8 anni e io qualche mese in meno, un’età in cui difficilmente non si rimane a bocca aperta anche di fronte alle cose più semplici. Ma con Cosmo era impossibile incontrare la banalità, ogni giorno passato in sua compagnia era ricco di scoperte e racconti surreali, per una bambina di 7 anni e qualche mese, s’intende.

Cosmo aveva 8 anni e non aveva mai visto il mare, le montagne o il verde intenso di un bel prato…a dire la verità non vedeva affatto. Era nato così e non c’era stato niente da fare, ma è stato proprio questo a renderlo così speciale. Tutto ciò che non poteva guardare con i suoi occhi lo conosceva già, era perfettamente disegnato nella sua mente, scrutava la realtà con la sua immaginazione.

E quando non bastava, c’ero io con lui: passavamo l’estate insieme, percorrevamo sentieri tra i boschi, andavamo al lago e qualche volta anche al mare. Ricordo che un’estate costruimmo una casetta su un albero vicino il lago, andavamo li tutte le mattine, Cosmo mi insegnò a far rimbalzare i sassi sull’acqua.

Un giorno però accadde qualcosa che ancora oggi, a distanza di anni, rimane per me inspiegabile. Non per Cosmo, lui è sempre riuscito ad inventare una spiegazione per tutto, seppur fantasiosa o irrazionale; è uno dei motivi per cui, alla fine, capii che avrei voluto sposarlo: ammalia tutti con le sue storie, enfatizzando anche le più stupide. È impossibile non lasciarsi travolgere dal suo entusiasmo.

Ricordo che quella mattina venne correndo verso di me a braccia aperte:

Gaia! Gaiaa! Veloce, corri!
– Che cosa succede? – chiesi sbadigliando.
– Sento un rumore mai sentito prima, giù al lago!
– Un rumore?
– Vieni!
Mi prese per mano e corremmo fino al lago.

Illustrazione realizzata da Roberta Sferrazza Papa

– Ascolta!
– Ma non sent…
– Ascolta! Sembra un animale, lo vedi?
– Si! È in acqua!
– È grande?
– Emm…
– Gigantesco??
– Mmmm
– Gaiaa! Dimmi!

Iniziò a saltellare, tutto contento. Era un gioco che facevamo sempre, mi piaceva farlo stare sulle spine e poi osservare la sua espressione stupita.
– È piccolina, e verde
– Mi piace la sua musica
– È una rana!
– Voglio toccarla!
– Ma non possiamo prenderla, dovremmo buttarc…Cosmo! Cosmo!?

Si tuffò in acqua, ma non riaffiorò prima di qualche minuto. Adesso era lui a far stare me sulle spine. Non sapevo cosa fare, non sapevo nuotare e rimasi lì, paralizzata.

Poi riemerse, e mi raccontò un mondo nuovo: un’altra delle sue avventure straordinarie.

– Avresti dovuto tuffarti con me
– Mi hai spaventata a morte – gli diedi un pugno sulla spalla

– Almeno hai preso la rana?
– Eh? Lascia perdere la rana! Ho visto alcun…
– Cosa? Hai visto? Ma…
La sua voce tremava, e non riusciva a smettere di grattarsi con l’indice la tempia sinistra. Lo faceva sempre quando succedeva qualcosa di grosso. Era nervoso.
– Stavo cercando di riemergere agitando le braccia verso l’alto ma all’improvviso ho sentito qualcosa afferrarmi la caviglia. E subito dopo mi sono addormentato.
– Cos’era?!
– Non so…somigliava ad una lumaca, o perlomeno a come ho sempre immaginato una lumaca. Ed era blu.
– Ma…
– Si, potevo vedere.
– Com’è possibile?
– Non ha importanza. Appena mi sono svegliato mi sono reso conto di essere ancora sott’acqua, ma di poter respirare. Ho provato a fare una cosa che non faccio spesso, solo nei pochi momenti di tristezza: ho provato ad aprire gli occhi sperando, per una volta, di riuscire a vedere. Ho aperto gli occhi e, Gaia, non riuscivo a crederci ma vedevo tutto!
Era un posto molto cupo, una specie di grotta, ed ero seduto su un mucchio di alghe. Lui era lì, fermo ad osservare il mio risveglio.
Sorrideva, ma in un modo strano, sembrava un po’ nervoso. Poi ha parlato
Sei lento. Per poco non annegavi, non sei un bambino molto sveglio“.
– Come ti chiami? – allora gli ho chiesto io. Ma non mi ha risposto, si è girato e mi ha detto
“Su, vieni con me. Non abbiamo tempo per le chiacchiere”.
– E tu l’hai seguito?!
– Certo che l’ho seguito! Siamo usciti dalla grotta e mi ha mostrato il suo mondo. C’era una calma particolare in giro, forse un effetto della luce, era filtrata dal velo d’acqua che faceva da cielo a questo strano posto. In giro c’erano tanti esseri come lui, alcuni più grandi ed altri più piccoli. Ognuno con il guscio di colore diverso.
– E cosa facevano?
– Ognuno aveva un compito preciso, stavano cercando di rimettere in piedi una parte della città, doveva essere qualcosa di davvero importante perché si davano tutti un bel da fare.
– Città?
– Si, te l’ho detto. Questo lago ospita un mondo intero, Harmonìa. E lui, l’essere che mi ha fatto da guida, era Blo XVIII! Era il discendente del fondatore della città, il primo sovrano. Mi ha spiegato che ognuno di quei colori aveva un significato e che indicavano il loro benessere e la loro felicità: se andavano d’accordo e vivevano sereni, allora i colori erano accesi e vivaci; se invece qualcosa non andava, o qualcosa li preoccupava, i colori iniziavano a sbiadirsi, fino a diventare grigi, completamente grigi. Allora gli dissi che per ora andava tutto bene, i colori erano accesi. Lui fece una smorfia e disse che in realtà, iniziavano a sbiadirsi, e che solitamente i colori erano così vivaci che difficilmente un essere umano sarebbe riuscito a tenere gli occhi fissi su di loro.
– E cosa li preoccupava?
– Qualche giorno prima, una pioggia di enormi sassi si era abbattuta su quel punto della città, il cuore del loro mondo.
– Il cuore? Cosa c’era di così importante?
– Un albero. Piantato anni prima da un grande sovrano: Blo VIII. Li si riunivano per discutere le decisioni importanti e per le grandi feste.
– Una pioggia di sassi….
– Si….
– Noi qualche giorno fa lanciavam…
– Si!
– Glielo hai detto?
– Non ce n’è stato bisogno, lo sapeva già. Per questo mi ha afferrato la caviglia, e per questo ha iniziato a raccontarmi del loro mondo e delle loro vite. Molto tempo prima, governava Blo VII, un tipo molto ambizioso: sognava di cambiare il suo mondo, di squarciare quel velo d’acqua e scoprire il nuovo mondo, il nostro. Vedere cosa ci fosse al di là e come fosse il cielo vero, di cui aveva tanto sentito parlare da altri animali. Ma con il passare degli anni, dopo molti tentativi vani, si incattivì e iniziò ad ingrigire e di conseguenza anche tutti gli altri. Fu l’epoca più grigia di tutti i tempi. Il suo sogno alla fine aveva distrutto la loro armonia, e tutti ormai vivevano insoddisfatti ed infelici. E alla fine, morì mettendo in atto un altro dei suoi tentativi. Provò a lanciarsi fuori dal lago, e ci riuscì! Ma una volta fuori divenne polvere, nessuno lo vide più. Da quel giorno in molti provarono a spiegare questo strano evento e nacquero infinite leggende.

Vi fu un periodo di smarrimento, ma il nuovo sovrano, Blo VIII riprese in mano la situazione e cercò di riportare la serenità, così decise di raccogliere i ricordi più belli di tutti i suoi sudditi, li unì alle loro più grandi speranze e poi li strinse e ne fece un seme. Lo piantò al centro della città, il cuore appunto. Crebbe un albero mai visto prima, con fiori che emanavano un profumo sempre più intenso man mano che cresceva. Tutti, lasciandosi trasportare da questo odore, ripresero il loro colore. Il lago tornò a splendere. Questa pace durò per secoli. Fino a quand…
– Oh Cosmo…cosa abbiamo combinato.
– Possiamo ancora farci perdonare.
– Cosa puoi fare tu? Noi?
– Smettere di lanciare sassi, per prima cosa. Al resto ci lavoreremo con il tempo.
– Cosa vuoi dire?
– Blo XVIII stava continuando a spiegarmi, ma siamo stati interrotti da una rana.
– Quella rana?
– Proprio lei, è stata lei ad attirarmi. Si avvicinava con un’aria sollevata. Ci disse che c’era speranza, che la parte inferiore dell’albero era integra, le radici erano forti. Blo allora subito capì cosa avrebbero dovuto fare: riunirsi, raccogliere nuovamente ricordi e speranze, e poi rivolgere lo sguardo in alto aspettando che il vento le trasportasse ai rami più alti, per fargli riprendere vita.
Avresti dovuto vederli, che spettacolo. Dopo qualche minuto l’albero ha ripreso colore, e insieme anche tutti gli altri abitanti del lago.
Blo non mi ha detto niente, mi ha solamente guardato con l’aria compiaciuta di chi è consapevole di essere riuscito ad insegnare qualcosa ad un povero bambino non molto sveglio. Io non ho detto nulla, ho abbassato la testa. Allora lui si è avvicinato e mi ha detto
“Cosmo, l’importante è svegliarsi, prima o poi. Tra non molto tornerai a casa, non riuscirai mai a dimenticare questi sguardi pieni di speranza, questo profumo. Basterà per mantenerti sveglio e ti guiderà quando ne sentirai il bisogno. Ricorda però, ogni volta che tornerai al lago dovrai lanciare dei petali, i petali dei fiori più profumati che riuscirai a trovare ovunque tu vada. Servirà per rianimare, di tanto in tanto, la nostra speranza e il nostro albero. E…Cerca di stare alla larga dai sassi”.
Poi tutti mi guardarono, ma lo sapevo, i colori sarebbero diventati talmente brillanti che ad un certo punto avrei dovuto distogliere lo sguardo. Non l’ho fatto, ho cercato di resistere. Non ero sicuro di voler tornare, ad essere sincero. Sapevo che se mi fossi lasciato andare, se avessi distolto lo sguardo, tutto sarebbe svanito. Blo ha afferrato la mia caviglia, ho avuto appena il tempo di ringraziarlo, e subito dopo sentii il bisogno di riemergere. Mi mancava il fiato.
– Ed eccoti qui.
– Ed eccomi qui.
– Ma è vero? Davvero lo senti ancora?
– Si, non dimenticherò mai quel profumo. E, Gaia, promettimi ch…
– Si. Torneremo a lanciare i petali più profumati. Te lo prometto.

E ci saremmo tornati davvero, ogni estate, anno dopo anno. Anche da adulti. Del resto glielo avevo promesso, ero una bambina di 7 anni e qualche mese, mi sarei lasciata travolgere dal suo racconto e dalla sua euforia. Consapevoli però che in quel lago non avremmo più rivisto la rana. Non avremmo più lanciato sassi, chiaramente. Avrei tanto voluto sentire quel forte profumo. E forse, stando accanto a Cosmo una vita intera, avrei avuto la fortuna di sentirne la scia e, insieme, non avremmo mai più perso la speranza.

Se solo fosse riemerso davvero. Se solo davvero avesse potuto raccontarmi ancora per una volta una fantastica avventura come questa.

Clara Fratantonio

Grazie a Roberta Sferrazza Papa per le sue illustrazioni.

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