Se il petrolio scende e la benzina no: il peso delle accise

Il coronavirus, tra i vari disastri, ha causato indirettamente anche il crollo del mercato del petrolio. Il prezzo del greggio è andato, per la prima volta nella storia, “sotto zero”. Tutto ciò dipende dal crollo della domanda, per via dei lockdown nei paesi industrializzati, il petrolio diventa improvvisamente un bene superfluo. Ma la produzione non accenna a fermarsi, ciò provoca un continuo deterioramento del prezzo poiché, logicamente, l’offerta continua a crescere. Vi è stata anche la speculazione finanziaria, con la vendita massiccia delle obbligazioni relative al mercato del petrolio, preferendo disfarsene anche ad un prezzo irrisorio anziché rischiare, come poi è stato, ulteriori deprezzamenti. Se ciò ancora non bastasse, come da manuale della concorrenza, è in atto una guerra commerciale tra i Paesi produttori. Russia e Arabia Saudita hanno deciso di non tagliare la produzione proprio per far calare il prezzo del greggio; lo scopo è quello di attaccare il settore petrolifero statunitense. Gli Usa, attraverso la nuova tecnica della fratturazione idraulica, avevano trovato un modo per ottenere lo shale oil, un tipo di petrolio contenuto nelle sabbie bituminose e nelle rocce, acquisendo così greggio limitando le importazioni (ricostruisce Sibilla Di Palma su Repubblica). Russia e Arabia Saudita, i paesi produttori più forti, vogliono portare alla bancarotta le diverse imprese produttrici statunitensi, essendo la pratica della fratturazione idraulica molto dispendiosa (se il prezzo del petrolio che estrai crolla non puoi colmare le spese di estrazione). Tutti questi elementi insieme contribuiscono al prezzo attuale, mai così basso, del petrolio. Se è così, perché in Italia non cala anche il prezzo della benzina? Le accise sono il colpevole.

Matteo Salvini, durante la campagna elettorale alle ultime elezioni nazionali del 2018, aveva promesso la cancellazione delle accise sulla benzina ma tale promessa non ha mai avuto seguito. Il prezzo della benzina dipende da tre fattori: 1) le accise per il 51%, 2) l’IVA per il 18%, 3) il costo netto per il 31% ; fonte La Repubblica. Ma queste famose accise quando sono state emanate? Eccone alcune:

  • Guerra in Abissinia (1935)
  • Crisi di Suez (1956)
  • Disastro del Vajont (1963)
  • Alluvione di Firenze (1966)
  • Terremoto del Belice (1968)
  • Terremoto del Friuli (1976)
  • Terremoto dell’Irpinia (1980)
  • Missione in Libano (1983)
  • Missione in Bosnia (1996)
  • Rinnovo contratto autoferrotranvieri (2004)
  • Acquisto di autobus ecologici (2005)
  • Finanziamento alla cultura (2011)
  • Emergenza immigrati dovuta alla crisi libica (2011)
  • Alluvione in Liguria e Toscana (2011)
  • Decreto salva Italia (2011)
  • Tassa regionale sui carburanti (a partire dal 1999)

Mentre noi ci lamentiamo per la benzina, quale è stata la risposta di molti magnati del petrolio per contrastare la riduzione del proprio guadagno? Bloccare il greggio in mare aperto, sopra le petrolifere modello Vlcc (Very large crude carriers). Sono super petroliere lunghe più di 300 metri e larghe 60 di media, con una capacità di carico di 300 mila tonnellate (2 milioni di barili). Esistono 750 navi di questo modello, a Febbraio solo 10 di esse erano state trasformate in deposito per il greggio, adesso sono 80. Aspettare che il prezzo del petrolio risalga è una scommessa ritenuta più vantaggiosa che essere costretti a vendere i barili ad un valore di mercato irrilevante. Non spaventano neppure gli ingenti costi di affitto delle superpetroliere, 350 mila dollari al giorno ognuna.

Fare scorta di un bene per venderlo un domani ad un prezzo maggiore è una pratica antichissima, addirittura proibita in alcuni tratti della storia in determinati casi. Ad esempio, durante l’Impero romano, vi erano una serie di sanzioni pesantissime contro chi comprasse dei beni, il fare “incepta”, al fine di provocare la penuria del bene ed il conseguente rialzo del prezzo. Famoso è l’editto di Diocleziano sui prezzi del 301 d.C. , con cui si prevedevano, da un lato, sanzioni a chi facesse incepta, e dall’altro un calmiere dei prezzi. Fissare prezzi più bassi, rispetto al prezzo che si formerebbe dall’incontro della domanda e dell’offerta, causò tensioni sociali; tale pratica incentiva la scarsità del bene sul mercato poiché i commercianti, pur di non vendere il bene ad un prezzo ritenuto basso rispetto ad esempio ai costi, preferiscono nascondere le merci togliendole dal mercato. Caso simile e più famoso è quello narrato da Manzoni nei Promessi Sposi, attraverso gli occhi di Renzo. Antonio Ferrer, gran cancelliere dello Stato di Milano tra il 1619 ed il 1635, per via di una carestia era giunto ad imporre un calmiere dei prezzi a discapito dei produttori di pane. Tra gli abitanti si era sparsa la voce che la penuria di grano e pane non fosse dovuta alla carestia ma alla malafede dei panettieri che nascondevano ciò che producevano. Il calmiere dei prezzi soddisfò il popolo ma quando Ferrer dovette fare marcia indietro revocando il calmiere, ecco che scoppiò il tumulto di S. Martino con l’assalto ai forni (11 e 12 Novembre 1628).

Queste due ultime pillole di storia non sono citate come presagio di scontri relativi al prezzo del petrolio; l’intento è ricordare come alcune dinamiche della concorrenza ritornino sempre nella storia in diversi periodi storici.

Giorgio Mineo

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