Trigun. Quanto soffrirai pur di salvare tutti

Un pianeta inospitale, due Soli in cielo, sterminati deserti e predoni ovunque. L’umanità è alla deriva in un inferno di sabbia chiedendosi che senso abbia sopravvivere a tale condizione, tirando avanti offuscando i pensieri con tutto l’alcool che esiste. Questo è il pianeta Gunsmoke, scenario in cui si sviluppano gli episodi della serie cult Trigun del 1997. L’anime è tratto dall’omonimo manga pubblicato nel 1994 ad opera di Yasuhiro Nightow, uscito fino al 1997 sulla rivista Shonen Captain, per poi riprendere un anno più tardi nella rivista seinen Young King Ouars fino alla conclusione nel 2007. Il protagonista è Vash the Stampede, il tifone umanoide, allegro e ingenuo ragazzo biondo dall’acconciatura a punta come ogni anime giapponese che si rispetti. Ovunque vada accadono disastri, da un villaggio all’altro tutti temono il suo nome, è lui la causa o sono i guai a seguirlo? Poco importa, su di lui pende una taglia di 60 milioni di doppi dollari (la valuta su Gunsmoke al netto dell’inflazione), l’uomo più pericoloso sul pianeta va fermato, o quantomeno evitato. Sulle sue tracce ci sono quindi tagliagole, mercenari e cacciatori di taglie ma non solo. Le due belle agenti assicurative Meryl “Derringer” Strife e Milly Thompson inseguono Vash per convincerlo a desistere dal distruggere tutto ciò che incontra, poiché la loro compagnia di assicurazioni rischia il fallimento a causa di tutti i risarcimenti emessi dopo il suo passaggio. In realtà incontreranno il protagonista già al primo episodio ma non credendo ai loro occhi continueranno la ricerca: come può un uomo così stupido, cascamorto ed ingenuo essere il famigerato Vash the Stampede?

Trigun era stato paragonato, da molti della generazione anni 90, a Cowboy Bebob, pietra miliare dell’animazione Giapponese. Si erano anche moltiplicati gli scontri su quale anime fosse il migliore. In questa sede dobbiamo però dirvi che, al di là dei gusti, Cowboy Bebob si trova su un altro livello. Non soltanto dal punto di vista tecnico ma anche per la qualità di ogni singolo episodio, le riflessioni e i dubbi che pone nello spettatore, il comparto sonoro indimenticabile, fatto di quel Jazz che ha segnato l’immaginario giapponese tra gli anni ottanta e novanta. Quindi a tutti i fan di Cowboy Bebob tranquilli, posate i forconi, calmatevi e lanciatevi anche voi nel viaggio nel deserto al fianco di Vash; scoprirete diversi punti in comune tra le due opere.

Trigun conserva l’impostazione episodica tipica di un certo periodo dell’animazione giapponese, forse ormai desueta ma che sa lasciare quel gusto retrò capace di smuovere in noi la nostalgia. Come accennavamo, le vicende sono ambientate nel pianeta Gunsmoke, inospitale e infingardo; la popolazione cerca di sopravvivere riunendosi in piccole città e villaggi ricordando così un western di Sergio Leone. Ma perché l’umanità si trova in questo pianeta orribile e non sulla Terra? Beh, non possiamo certo dirvelo qui, sarebbe uno spoiler troppo importante e crudele. Scoprire il mistero del pianeta e della sua popolazione è parte integrante di questo viaggio. Fin dai primi minuti possiamo osservare, infatti, la presenza di tecnologia avanzata, fantascientifica. Armi da fuoco, braccia robotiche, computer e relitti di astronavi, cimeli di un tempo dimenticato. Potrà sembrare qualcosa di già visto, ma è normale; proprio Trigun ha influenzato con il suo concept art il mondo del cyberpunk a venire, dettando la linea ai suoi successori. Dopo i primi 7 episodi, leggeri ed autoconclusivi, il trend muta, Vash si fa sempre più irrequieto e pensieroso, il suo oscuro passato tornerà a fargli visita intrecciandosi con il destino dell’essere umano. Forse il biondo Casanova non è davvero lo stupido che tutti credono.

A farla da padrone in questa serie è proprio la figura misteriosa del protagonista Vash the Stampede, catalizzatore del mondo circostante, il suo carisma e i suoi dilemmi esistenziali sono ciò che lo hanno reso un personaggio indimenticabile agli occhi degli spettatori. Da un certo punto di vista sembrerebbe essere il classico eroe da shonen per ragazzi, il buono scemotto pronto a salvare il mondo. Forse un po’ lo è, ma non del tutto. Il suo obbiettivo è cercare di salvare più persone possibili durante i suoi viaggi, aiutandole ad uscire dalla propria miseria, a non perdere la speranza, spingendole a credere che il domani sarà meglio di ieri. Ma se le sue mani non fossero immacolate? Se fosse una reazione dovuta al peso che grava sulla sua coscienza. Il ricordo di una amata perduta, irraggiungibile da qualunque altra donna; la consapevolezza di dover crescere accettando che il male esiste e bisogna farci i conti. “Se una farfalla sta per essere divorata da un ragno cosa farai? Rimarrai a guardare o prenderai il coraggio necessario ad uccidere il ragno prima che sia troppo tardi?” Questi sono alcuni dei temi affrontati dall’anime durante i suoi 26 episodi, arrivando a giungere sempre più in profondità nella psiche del protagonista.

Trigun è una serie dal gran cuore, capace di smuovere in noi i sentimenti di un bambino ma le riflessioni di un adulto, attraverso un mondo in cui l’unica moneta è la violenza. Vash ci terrà incollati allo schermo, assetati di scoprire la verità su di lui e sul mondo che ci circonda, un viaggio in cui bene e male di episodio in episodio vanno sempre più sfumandosi. Soltanto Vash potrà con le sue straordinarie doti da pistolero salvare l’umanità dal male che egli stessa genera ogni giorno. O, forse, neanche lui potrà. Non possiamo passare la vita a commiserarci per i nostri errori, dobbiamo accettarli e conviverci per non ripeterli mai più.

Giorgio Mineo

5 commenti

      1. Beh, credo non fosse male per il grande pubblico. Intendiamoci, nulla di eccezionale ma, per chi non conosce il vero Ghost in the Shell, godibile. Mentre per il fan, beh, lascia l’amaro in bocca. Io lo vidi al cinema con bassissime aspettative, sarà per questo che tutto sommato ne uscii sereno

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