Videoconferenza con Marieclaire Gegera: donna e infermiera. Dal dolore della guerra in Rwanda alla speranza

“Ho acquisito la consapevolezza che nella vita ognuno di noi ha ricevuto tanto ma, forse, non ha mai avuto la possibilità di ringraziare abbastanza; ho pensato di trasformare la mia gratitudine in aiuto verso gli ultimi”. Con queste parole inizia la videoconferenza, svoltasi sabato 4 Aprile 2020, attraverso la piattaforma “Webex Meet” con Marieclaire Gegera, una giovane donna, nativa del Burundi che nel 2017 decide di fondare un’APS (Associazione di promozione sociale) “La carità in movimento”, che si propone di rispondere a due bisogni fondamentali della società nel Burundi: il diritto alla salute e lo sviluppo socio-economico.
Durante la call online, Marieclaire racconta la sua vita ma, soprattutto, testimonia la fiducia nell’essere umano e la fede in Dio, quella stessa fede che le era stata trasmessa dalla madre. Rimasta orfana in tenera età di entrambi i genitori, uccisi per le loro idee democratiche, Marie racconta che, d’un tratto, si ritrovò a dover lavorare per mantenere se stessa e le sue sorelle.

Marieclaire Gegera

Dall’adolescenza in poi si è dedicata al volontariato, prevalentemente nei campi di guerra e nei campi profughi, fino al genocidio del Rwanda.
“Io sono nata da una coppia mista” spiega e, con ciò, dimostra che l’amore è più forte di qualsiasi divisione razziale che il sistema voglia imporre. La guerra, come ogni cosa umana, viene costruita, ma si sviluppa più facilmente dove ci sono ignoranza e povertà. Per questo motivo l’associazione fondata da Marieclaire si occupa, tra le altre cose, di assicurare una formazione ai cittadini africani, nelle attività in cui loro possono riuscire meglio. L’associazione opera principalmente in tre settori: quello sanitario, quello socio-economico e quello dello sviluppo.
Dal punto di vista sanitario, con l’aiuto del Ministero della Salute, l’associazione acquista tessere sanitarie da destinare alle famiglie in difficoltà che non possono permettersi l’assicurazione necessaria per accedere alle cure mediche.
Sotto il profilo socio-economico l’associazione si preoccupa di ascoltare le famiglie e venire incontro alle loro esigenze; “la comunità umana è una sola famiglia, questo è lo spirito dell’associazione”, per questo si cerca di individuare le capacità e le possibilità di ciascuno al fine di potenziarle. Dalla coltivazione dei campi, infatti, una parte viene destinata ai bisogni alimentari della famiglia, un’altra parte viene reinvestita e, un’ultima parte, viene distribuita ad altre famiglie bisognose.
“Non credo nella cultura dell’assistenzialismo, si deve costruire insieme”: così Marie Claire, parlando dell’ultimo settore, quello dello sviluppo, spiega che l’associazione si pone l’obiettivo di insegnare ad ogni persona un mestiere e di rendere ciascuno indipendente e autonomo. In questa prospettiva si sta lavorando al progetto sartoria per giovani donne burundesi e al progetto asilo per i bambini delle future sarte impegnate tutta la giornata a lavorare; infine si è dato il via al commercio del riso.

Come argomento finale, ma non per importanza, Marieclaire chiarisce come funziona il “progetto mucche”: con i fondi dell’associazione si acquistano mucche che vengono distribuite alle famiglie povere, privilegiando quelle che hanno più di cinque figli. Questo progetto nasce per combattere la fame tra la popolazione e soprattutto la malnutrizione; grazie alle mucche, infatti, viene garantito il latte e il concime utile per la coltivazione dei campi. La mucca viene comprata per la famiglia ma, in realtà, diventa una mucca del villaggio: infatti, grazie al contratto tra l’associazione (donante) e la famiglia (donataria), quest’ultima si impegna a donare a sua volta il primo vitellino che nascerà ad un’altra famiglia povera.
Questo rito del trasferimento al quale partecipano l’associazione, la prima famiglia assegnataria della mucca e la nuova famiglia, costituisce il “proprium” di questo progetto; si vuole trasmettere a tutti l’idea che “ricevere è imparare a donare”. La carità in movimento nasce proprio dal desiderio di rendere condivisibile ciò che si è ricevuto; infatti, afferma Mariaclaire, “la vita ha senso solo se condivisa”.
Marieclaire oggi è infermiera a Genova; “ho sempre saputo di voler fare qualcosa per gli altri” afferma, precisando che, inizialmente, aveva cominciato a studiare presso la facoltà di psicologia e che, solo successivamente, si era accorta che, in realtà, quello che la rendeva felice era stare accanto ai malati. “L’infermiera ha il privilegio di stare accanto al malato in tutti i momenti della malattia” dice con una certa fierezza.
Le innumerevoli domande poste a Marieclaire dai partecipanti alla videoconferenza le consentono, infine, di soffermarsi su alcuni aspetti della sua vita privata, della gestione concreta dell’associazione e dei progetti che ogni anno vengono intrapresi dall’Aps.
Di particolare impatto per molti è stato il racconto dell’incontro con l’uomo che uccise sua madre. “Sei riuscita a perdonarlo?” le è stato chiesto; “non è stato facile ma se mia madre lo avesse già perdonato, chi ero io per oppormi a questo perdono?”.
Marieclaire ha continuato dicendo che il perdono donato a quell’uomo, dopo un’intera notte di pianti e preghiere, era stato capace di liberarla dall’odio maturato negli anni verso l’uccisore di sua madre e di renderla la persona che è oggi, riconciliandosi definitivamente con il suo passato.
“Che cosa possiamo fare concretamente” le è stato infine chiesto e lei, con molta naturalezza, ha spiegato che chiunque, con le proprie capacità, è in grado di dare un aiuto e di cambiare qualcosa in questo mondo, non con la pretesa di fare grandi gesta, ma semplicemente con il desiderio di dare ad altri quello che abbiamo ricevuto. Se ciascuno mette a disposizione ciò che sa allora, insieme, si potranno fare grandi cose. “Io voglio solo cominciare a mettere una pietra” dice Marieclaire con molta umiltà.
“Ero condannata a morire nell’ignoranza ma, grazie alla Provvidenza, ho ricevuto tante possibilità. Non esistono persone più intelligenti o meno intelligenti, esistono persone che hanno avuto delle possibilità in più” conclude Marieclaire, trasmettendo il desiderio di donare occasioni in più a chi non le ha ricevute dalla vita. La videoconferenza è terminata con un saluto virtuale ma anche personale ad ognuno dei partecipanti; Marieclaire ha invitato tutti a tenere viva la speranza nonostante il periodo critico dell’emergenza sanitaria e a non farsi abbattere dalla tristezza.
“Cerchiamo di uscire da questo periodo migliori di quelli che eravamo prima!”, con queste parole Marieclaire termina la videoconferenza.

Link all’Associazione di promozione sociale: https://www.apsburundi.org/

Emanuela Micalizio

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