Panormus “tutto porto”: una fitta rete solidale.

In questi giorni una delle frasi più pronunciate è: “siamo tutti sulla stessa barca”, tutti uguali di fronte alla grave pandemia che ci sta mettendo spalle a muro. Ma chi frettolosamente afferma che il virus non conosce distinzioni e che quindi ci pone tutti nella stessa condizione, dimentica quella parte della popolazione che vive ai margini della nostra società. Eppure sono persone animate da sentimenti, esigenze, desideri e paure comuni a tutti noi. Se l’obbligo di stare a casa – magari ad oziare comodamente davanti la tv o a sbrigare tutte le faccende rimandate da tempo – ci sembra un’imposizione difficile da sopportare, proviamo ad immedesimarci anche solo per un secondo in coloro che invece abitano le strade della nostra città e a cui viene irragionevolmente chiesto di “stare a casa”. Forse quest’obbligo ci sembrerà un po’ meno gravoso e le nostre case un po’ più accoglienti.

Via Torino (Palermo)
Foto scattata da Valentina Madonia

Le persone che non hanno a disposizione una casa versano in una grave situazione di vulnerabilità, infatti, abitualmente emarginati dalla maggior parte della popolazione, oggi più che mai rischiano di essere completamente dimenticati e annientati dalla noncuranza. Rischio che li espone ad un duplice pericolo: contrarre il virus, perché privi sia di un luogo in cui isolarsi che di risorse economiche per poter acquistare i dispositivi di protezione, e – situazione paradossale – incorrere nella fattispecie di reato prevista dall’art. 650 cp (“inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”).

Quale, dunque, il futuro di chi rimane escluso da quella barca?

Il 16 marzo, l’Associazione avvocato di strada denunciava: “stanno iniziando a fioccare i verbali redatti ai senza tetto per violazione dell’art. 650 del codice penale. È già successo a Milano, Modena, Verona, Siena e in tante altre città. Siamo a lavoro per chiedere le archiviazioni ma intanto continuiamo a porre la nostra domanda. Come fanno a restare a casa le persone che una casa non ce l’hanno?” e chiedeva di “far cessare l’irrogazione delle sanzioni alle persone senza dimora per il solo fatto di trovarsi “fuori casa” senza motivo”.

Due dei tanti volontari dell’associazione “Gli angeli della notte” (Immagine tratta dal gruppo Facebook “Gli angeli della notte”)

È necessario riscoprire la nostra capacità empatica, stravolgere la confortevole prospettiva cui siamo abituati, e spostare l’attenzione verso chi ha pochi mezzi a disposizione per difendersi da questa pandemia. Ed è ciò che fanno, in riferimento al territorio palermitano, i componenti delle – fortunatamente molteplici – associazioni di volontariato che prestano il loro tempo e le loro energie a favore delle persone più vulnerabili. Tra le tante vi sono l’associazione “Gli angeli della notte onlus” che da anni fornisce, una volta alla settimana, un pasto caldo ai senzatetto e ai più bisognosi. C’è poi il pulmino della Ronda arcobaleno dell’associazione “Anirbas”, che percorre le strade della città distribuendo pasti caldi, vestiario e offrendo assistenza legale e medica. E sono tanti altri gli enti e i volontari accreditati con il Comune di Palermo: Sant’Egidio, Triscele, Le Ali, Frate Allegra, Rotary, City Angels, Cristo nei poveri, C.R.I., Cammino d’amore, S. Elisabetta, Missione Speranza.

Il 12 marzo, il capo dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli, ha demandato alle amministrazioni comunali l’organizzazione – a livello territoriale – di strutture adatte a fornire adeguata assistenza a chi è privo di dimora.

Il 17 marzo, il Sindacato Unitario Nazionale Inquilini e Assegnatari di Palermo, chiedeva di “attivare i presidi sanitari mobili” lanciando l’allarme: “i senza tetto dormono in strada come prima del coronavirus”. Il SUNIA sollecitava la predisposizione di un luogo di isolamento temporaneo adeguato a contenere il crescente numero di soggetti vulnerabili, chiedendo anche l’utilizzo di caserme in disuso e altri immobili di proprietà pubblica. Ricordava infine che, “nella sola Palermo esistono oltre 400 persone senza fissa dimora, che si aggiungono a coloro che stanno nei cinque dormitori diffusi in città, oltre che a coloro che vivono nel centro di accoglienza di Biagio Conte” esprimendo preoccupazione per la sicurezza e la salute di coloro che vivono in condizioni di disagio abitativo.

Sul sito della Protezione civile, in una nota del 23 marzo, si leggeva “il Comune (di Palermo, ndr) sta provvedendo alla costituzione di una Centrale Unica di Erogazione Banco Alimentare che coinvolge l’Associazione Banco Alimentare, Il Banco delle Opere di Carità in sinergia con la Caritas Diocesana nelle sue diverse componenti”. Il Sindaco e l’Assessore Mattina rassicuravano: “Nessuno sarà lasciato solo in questo momento di difficoltà. È un momento di straordinaria crisi ed emergenza, che colpisce tutta la popolazione […] Come sempre però ad essere maggiormente colpite sono le fasce più fragili della popolazione, quelli cui, con questa iniziativa, cercheremo di dare il massimo sostegno possibile, perché tutti possano beneficiare di uno sforzo di solidarietà altrettanto straordinario”.

Protezione civile, comune e servizi sanitari hanno allestito una struttura che a breve sarà operativa notte e giorno, potrà ospitare fino a 70 persone. Chi vorrà potrà recarvisi e, dopo un controllo medico, permanervi per tutta la durata dell’emergenza. Con un unico monito: se esci non puoi più entrare. Infatti è indispensabile evitare ogni rischio di contagio, per tutelare la salute degli ospiti, dei volontari e degli operatori.

I dormitori comunali esistenti in questi giorni sono stati riorganizzati al fine di ospitare un maggior numero di persone e per poterlo fare non solo la notte, come abitualmente accade, ma anche di giorno. Si tratta di luoghi in cui però è difficile rispettare la distanza minima di un metro e le norme igieniche previste dal DPCM.

L’assessore comunale alle Attività sociali, Giuseppe Mattina, ha affermato “i nostri assistenti sociali stanno lavorando su ogni singolo caso per cercare di fare capire l’importanza di questa scelta, in questo delicato momento. La struttura è pronta, e ne stiamo cercando anche un’altra. Da parte nostra abbiamo messo in campo tutti gli strumenti perché nessuno rimanga in strada e sia per questo più esposto al contagio”.

Nonostante permangano delle criticità, infatti ad oggi mancano ancora delle strutture idonee all’eventuale isolamento delle persone contagiate, le misure adottate costituiscono un punto di partenza per fronteggiare l’emergenza.

Queste iniziative dimostrano che la forte sinergia tra l’amministrazione comunale e la cittadinanza più sensibile sembra essere riuscita a contenere il pericolo corso dalle persone maggiormente vulnerabili: rimanere isolate ai margini della società, ma al centro della pandemia.

L’auspicio è che le azioni solidali – quelle attive da tempo e quelle nate in questi giorni difficili – possano trovare maggiore continuità nel tempo, che l’apertura di nuovi dormitori e strutture di accoglienza dedicate a soggetti privi di dimora sia gestita con un approccio non emergenziale ma ben strutturato e strategico, funzionale all’avvio di un percorso individualizzato di reinserimento socio-lavorativo indirizzato a chi volesse intraprenderlo.

Solo così si potrà evitare l’errore di nascondersi dietro l’affermazione che “siamo tutti sulla stessa barca” e di negare le disparità che invece sussistono e proprio in queste circostanze mietono il loro maggior numero di vittime.


Clara Fratantonio

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