Se l'incoscienza dilaga ed il virus con lei. Confusione sullo Stretto

Nella notte di Marzo tra domenica 22 e lunedì 23 sono sbarcati 551 siciliani a Messina dal traghetto che attraversa lo Stretto partendo da Villa San Giovanni. Immediatamente, a gran voce, il Presidente della Regione Musumeci ed il Sindaco di Messina Cateno de Luca hanno espresso la loro indignazione per quanto accaduto, accusando il Governo nazionale di esser stato lassista con i controlli e ponendo un invito a tutti i siciliani di rispettare ogni norma per contenere il contagio. In realtà, guardando ai numeri degli sbarchi dei giorni precedenti, non sembrerebbe esserci stato alcun esodo dalla penisola verso lo Stretto. Ad ampliare la confusione ci pensa il Sindaco di Messina Cateno de Luca: “E’ in atto un depistaggio di Stato, si sottostimano volutamente i dati dei movimenti verso Messina per nascondere la realtà dei fatti. Così assistiamo ad attacchi a Musumeci e a me, come quelli di ieri sera del Viminale, e a omissioni, oltre a un sistema di controlli farlocco”.

Il Sindaco di Messina Cateno De Luca

Difficile comprendere la verità sull’episodio, ciò che è certo è l’allarme creato, le immagini delle lunghe code per sbarcare e la paura che il virus divampi sempre più nell’isola siciliana. Nella confusione si mostra l’incoscienza della politica nelle accuse reciproche e l’incoscienza di chi è rientrato dal Nord. Escludendo i pendolari autorizzati, emblematica è stata la foto della renault 4 con armi e bagagli legati fin sul tettuccio, immagine che ha fatto il giro del web. Fermata ad Acitrezza, si sono identificate sei persone di nazionalità francese e spagnola per esser poi poste immediatamente in quarantena. Questo però non è stato il primo caso di incoscienza al quale abbiamo assistito, né da parte della politica né da parte dei cittadini.

Nei giorni precedenti era stato diffuso il contagio a Villafrati in una casa per anziani; veicolo del virus si è rivelato essere una ragazza rientrata dalla Lombardia che era andata a trovare il nonno. Al rientro non aveva rispettato la quarantena ed auto-isolamento, dopo pochi giorni aveva iniziato ad avvertire i primi sintomi ed infine dal tampone effettuato è risultata positiva al Covid-19. Oggi in quella casa di riposo aumentano a 69 i contagiati tra pazienti e personale.

La renault 4 dei 6 ragazzi francesi e spagnoli

Ma ancora possiamo citare innumerevoli esempi di incoscienza. Nella notte precedente all’entrata in vigore del decreto che disponeva la zona rossa di quarantena alle Regioni più colpite del Nord, ricordiamo tutti le corse ai treni per il contro-esodo al sud, gli accavallamenti e le file. Ricordiamo tutti la sottovalutazione del virus dopo i primi contagi di Codogno, #milanononsiferma era il motto, è solo un influenza veniva detto da alcuni. E poi di nuovo il panico, l’assalto continuo ai supermercati come se ci attendesse la carestia, violazioni delle misure di quarantena, ordinanze diverse a seconda della Regione, fughe notturne con gli amici per farsi una bevuta e così via.

Abbiamo sbagliato, non ci siamo resi conto di ciò che stava accadendo attorno a noi. Così abituati allo scorrere programmato delle nostre vite che sembrava impossibile l’esplodere di una pandemia globale. Scenario da film apocalittico, di fantascienza o dell’orrore, così inverosimile da non sembrare vero, così inverosimile da trovare più credibili le bufale sul complotto in laboratorio. Riscopriamo la fragilità umana, l’inafferrabilità del futuro, la distanza con i nostri cari. Non possiamo però oggi fare ancora finta che tutto sia normale, non lo è. Non per le strade deserte, le file ai supermercati con le mascherine ed altre conseguenze della quarantena, ma per tutti i morti che il bollettino aggiorna costantemente. E’ l’evento più importante dal dopoguerra, una tragedia la cui estensione non è ancora definibile.

Allora prendiamone coscienza. Non pensiamo che il contagio riguardi sempre gli altri e non noi stessi, non pensiamo che lo scontro politico sia più importante dell’unità nella difficoltà, non pensiamo di non essere chiamati dalla storia ad una reazione. Dobbiamo essere tutti pronti a fare la nostra parte, i nostri sacrifici, come tutti i medici e operatori sanitari compiono i propri. Pensando a loro e a chi è in prima linea, in fondo, il nostro non è un sacrificio impossibile.

Giorgio Mineo

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