La concorrenza ai tempi del coronavirus. Se l’e-commerce continua e le librerie chiudono. I dubbi degli operatori

Si può uscire per fare jogging ma non troppo lontano da casa o ti denunciano (Palermo). Si può andare in edicola perché sono aperte ma puoi essere fermato ed esortato a tornare a casa (Taurianova, provincia di Reggio Calabria). Si può uscire solo per comprovate esigenze lavorative, situazione di necessità, motivi di salute. Mentre vi scriviamo la situazione muta, si evolve, si fa più grave e i divieti aumentano. Sempre più Presidenti di Regione e Sindaci chiedono il supporto dei militari per i controlli sul rispetto della quarantena, si invocano ulteriori provvedimenti fino alla chiusura totale. C’è anche chi non aspetta un nuovo decreto da parte del Governo e si attrezza con propria ordinanza; è il caso della Sicilia. Il Presidente Musumeci ha emanato in data 19/03/2020 nuove misure per limitare la circolazione: chiusura degli esercizi commerciali autorizzati la domenica (escludendo farmacie di turno ed edicole), limitazioni sull’uso dei mezzi pubblici, acquisti essenziali consentiti solo una volta al giorno ad un solo componente del nucleo familiare, vietata ogni pratica motoria all’aperto, ecc.

Le durissime misure restrittive delle nostre libertà si rendono necessarie in questo tempo di emergenza. Un tempo che ricorda a ciascuno di noi la fragilità dell’essere umano. Non tutto è stato serrato, dai tabaccai al ferramenta, dalle edicole alle tintorie, il decreto del Presidente del Consiglio lascia ancore diverse possibilità. Ma la domanda che le categorie escluse si pongono è perché? E’ il caso delle piccole librerie costrette a rimanere chiuse.

Libreria Spazio Cultura-Macaione di Palermo durante una presentazione prima del coronavirus.

La protesta non nasce dall’invidia rispetto ad altre categorie, ma dallo squilibro della concorrenza nello stesso settore. Le piattaforme online come Amazon possono invece continuare nelle loro consegne, così come in generale tutte le spedizioni tramite corriere. Se è possibile compiere le consegne a domicilio per il cibo, perché non per i libri? Non significa non riconoscere l’emergenza, significa osservare una discriminazione. “Non è accettabile che il profitto di Amazon venga prima della sicurezza delle persone” afferma il Segretario Generale della CGIL Maurizio Landini durante la trasmissione Piazza Pulita in onda su La7 del 19/03/2020. In molti dei piccoli operatori si erano già organizzati per le consegne a domicilio, ma la poca chiarezza sul punto nel testo del decreto lascia diverse preoccupazioni. Alcuni continuano a compierle, altri si son fermati per paura della denuncia. Proprio in questi giorni di quarantena, coltivare se stessi con la lettura non sembra un’idea così malsana. “Leggere ci dà un posto dove andare anche quando dobbiamo rimanere dove siamo” affermava Mason Cooley. Tra il 18 e il 19 Marzo arrivano parole di chiarezza da parte dell’Associazione nazionale librai che, come riportato dalla giornalista Sara Scarafia su Repubblica Palermo, da un confronto con Confcommercio che ha chiesto chiarimenti al Governo, ha detto che è possibile effettuare consegne a domicilio.

L’intraprendenza delle piccole librerie non si arrende ancora allo strapotere del concorrente digitale e si attrezza come può. Rubriche, recensioni, analisi dirette sui social, ogni modo per mantenere una finestra aperta tra le librerie ed i propri lettori. I colossi digitali come Amazon approfittano invece della situazione e la sicurezza dei lavoratori durante la pandemia non è sufficientemente tutelata affermano i sindacati. La speranza è che il Governo intervenga per risolvere tali storture.

Qui l’articolo di Sara Scarafia (https://palermo.repubblica.it/cronaca/2020/03/19/news/palermo_coronavirus_libri_a_domicilio_per_resistere_all_isolamento-251713813/?fbclid=IwAR2yKXhJHFiPtkh–6N8xi6yN9_FFd5nG7MqaNyRUjCXn3_w-2sQrKbwIUQ&refresh_ce)

Giorgio Mineo

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